“Mi innervosiscono i semafori e gli stop, e la sera ritorno con malesseri speciali.

Non servono tranquillanti o terapie

Ci vuole un’altra vita”.

(Franco Battiato, Un’ altra vita, 1983).

La stanchezza nel tempo attuale colpisce senza pietà. Stanchi del lavoro (quando c’è), della precarietà economica ed esistenziale (quando non c’è), della famiglia, del partner, della società, dell’azienda. La sindrome chiamata burn-out si può tradurre come “stanchezza cronica”. I sintomi si possono ricondurre in apparenza alla depressione ad un esaurimento, ma si tratta di una condizione diversa, che rimanda ad una sensazione di fallimento, di rabbia, di repulsione, di scoraggiamento, di indifferenza e più in generale ad una chiusura verso il mondo esterno (che può portare la persona ad escludersi dalla società e ad isolarsi). E’ una condizione in cui non si ha più voglia di lottare, come se si avvertisse interiormente la mancanza di un senso autentico nella nostra azione. Il burn-out non risparmia nè i giovanissimi nè gli over 50.

“La mezza età è la sfida a spostarsi dall’esterno all’interno”.  Carl Gustav Jung

Anselm Grun, padre benedettino e scrittore, afferma che quando la curva biologica va verso il basso, la curva psicologica ascende verso l’alto, soltanto se l’essere umano rivolge la propria attenzione alla propria interiorità. (Sono Stanco, Ritrovare la voglia di vivere, Queriniana, 2011).

I modelli esistenziali spesso giocano un ruolo centrale e determinante nel creare la stanchezza. Il Super-Io spinge la persona a mettersi sotto pressione in tutto ciò che fa. Nello Yoga questa causa di sofferenza viene chiamata asmita ed è la figlia naturale di avidya (ignoranza). Asmita causa all’individuo che assume comportamenti edonistici, una profonda stanchezza quando le aspettative non corrispondono agli accadimenti della vita reale. Nei casi più gravi asmita può divenire depressione vera e propria.  Ma la stanchezza cronica ci spinge anche a guardare dentro noi stessi rappresentando una vera e propria opportunità per ridefinire la nostra immagine.

Spesso le immagini sbagliate che abbiamo di noi stessi sono la causa della stanchezza. Chi ha di sé l’immagine di chi deve accontentare tutti, finirà per stancarsi perché è un obiettivo non realizzabile, chi vorrà avere tutto in pugno e controllare perfino i propri sentimenti finirà presto per stancare la propria anima finendo per controllare  ogni mossa del partner, logorando il rapporto.

In azienda invece le cause sistemiche sono fonte di stanchezza (perdita di energie, fisiche e mentali a causa dello stress). La stanchezza può spingerci anche a non considerare il nostro lavoro come importante e decisivo, privando di senso tutto ciò che facciamo. E’ però quando il contatto con le nostre sorgenti interiori si è troncato che si verificano i casi di stanchezza veramente pesante.

Un albero al quale sono state recise le radici seccherà alla svelta.

L’immagine che mi corrisponde la si trova “se cerco nell’infanzia quello che all’epoca mi affascinava, mi entusiasmava e mi motivava ad ore ed ore di gioco e occupazione”. (Anselm Grun, op. cit. pag.76). Le ricerche neuroscientifiche affermano che l’essere umano perde energia se nel suo animo non trova più immagini che lo motivano e che creano nuove connessioni nel suo cervello.

Secondo padre Anselm Grun quando si presenta la stanchezza:

  1. riconosciamola senza giudizio;
  2. accogliamola (anche facendo ricorso ad una buona dose di coraggio);
  3. reagiamo alla stanchezza (con il sonno, con il riposo oppure entrando in contatto con il nostro più profondo sé).

Lo yoga ci dice con le parole di Pandit Rajmani Tigunait (Le 200 risposte alle domande della vita, ed.Mediterranee, 2008) che il viaggio dentro di noi lo possiamo compiere in due tappe essenziali:

  1. praticare tecniche per armonizzare il corpo, il respiro e la mente;
  2. imparare a riconoscere e ad ascoltare la voce della nostra anima.

Non possiamo essere veramente felici se la nostra vita è priva di senso spirituale. Le forze del corpo, della parola e della mente devono essere messe al servizio dell’anima.

La visione della nostra vita diventerà più chiara (vydia che si contrappone ad avidya ovvero l’ignoranza) se andiamo verso l’interno quando siamo affetti da stanchezza cronica. L’atto di rivolgere lo sguardo dentro di sè, è il primo decisivo passo per  incamminarsi verso la fonte della vita e bagnarsi alla stessa con ritrovata energia.