“Non c’è un cappio più stretto dell’illusione, nessuna forza più forte dello yoga, nessun amico più grande della conoscenza, nessun nemico più grande dell’ego”. (Gheranda Samitha)

L’ego non è esattamente l’amico preferito dello Yoga già dai tempi di Patanjali, che lo considerava come il secondo klesa, ovvero la causa scatenante delle afflizioni dell’animo umano (sutra II.6), il cui superamento è uno degli obiettivi principali della pratica. “Se conosci il nemico e conosci te stesso la tua vittoria è sicura…”, scriveva Lao Tzu nell’Arte della Guerra.  Ma che cos’è l’ego?

L’ego dal punto di vista della psicanalisi freudiana viene messo in relazione alle immagini che abbiamo di noi stessi e del mondo. Quelle immagini (idealizzate), quegli ideali verso i quali tendiamo che per compensazione vanno a riempire i vuoti dei desideri non appagati. L’Io, che non è veramente reale, modella la realtà a suo piacimento e fa apparire le proprie convinzioni come assolute e reali, causando la falsa identificazione di corpo, parola e la mente con il vero Sè.

Se quello che si vuole dalla vita è un lavoro, una relazione, possedere beni materiali, un bel weekend al mare, non c’è proprio niente di male in tutto ciò.

Il problema nasce quando il l’ego diventa infelice, insoddisfatto del rapporto che abbiamo con il corpo, del rapporto con il partner, dei pensieri che attraversano incessantemente la mente. Se ci identifichiamo esclusivamente con l’ego e la nostra storia, diventeremo infelici, artefici di una storia altrettanto infelice per noi stessi.

Gli Yoga Sutra affermano che quando sperimentiamo Avidya (ignoranza), confondiamo il nostro vero sè (l’essenza più pura) con l’ego. Il risultato è sperimentare l’illusione (Maya), in cui si è letteralmente travolti senza sosta dalla tempesta della mente. Detto questo,  non è facile per niente osservare i pensieri come sorgono e come se ne vanno, senza cedere all’identificazione.

UNA PRATICA POSSIBILE.

1) ritagliati uno spazio di dieci minuti al giorno;

2) siediti in un luogo tranquillo (con il cellulare spento, pensa che fino ai primi anni novanta la gente è sopravvissuta senza cellulari, internet e social);

3) chiudi gli occhi (per evitare che la Prakriti, ovvero il mondo materiale) ti distragga;

4) inizia ad osservare il respiro, la lunghezza e la profondità dell’inspirazione e della espirazione (soprattutto questa);

5) inevitabilmente dopo un paio di respiri la mente inizia a vagare e a pensare “alle cose più importanti”;

6) se l’obiettivo è quello di calmare la mente, è utile conoscere quali pensieri  attualmente stanno occupando la mente in questo momento;

7) guarda i pensieri come entrano nella mente; ed è qui che inizia la parte difficile: non devi farti coinvolgere emotivamente;

8) puoi pensare di essere in una stazione ferroviaria sulla piattaforma di imbarco ai treni: il treno passa, però tu non ci sali sopra (presta attenzione al respiro).

Pratica questo esercizio per dieci minuti al giorno ed inizierai gradatamente a prendere coscienza di quali pensieri ti disturbano e ti mettono in difficoltà.

Probabilmente realizzerai che la metà di essi:

  1. non sono reali e non c’è quindi bisogno di preoccuparsi;
  2. appartengono a situazioni sulle quali non abbiamo nessun potere di controllo;
  3. nel passato e nel futuro non esistono ancora.

 

Io non sono questi capelli

Io non sono questa pelle

Io sono l’anima che vive all’interno.

Rumi