Non  di rado nelle lezioni di yoga, le frasi che si sentono pronunciare (soprattutto dagli insegnanti) sono: “ruota le cosce all’interno” oppure “allunga i quadricipiti”. Eppure la pratica dello yoga richiederebbe anche di riflettere su temi come : “dove stiamo andando”? “Chi sono io”? “Perchè alcune persone nascono tra i privilegi e altre nella povertà”?

Non c’è niente di male a lavorare sul corpo, sugli allineamenti, sui bandha (contrazioni), ma le asanas rappresentano solo l’aspetto fisico dello yoga e sono parte del Dharma (“la Legge della Natura”) che le considera come parte integrante del processo di “purificazione divina”.

Il Dharma dal punto di vista pratico è quel codice di norme, costituito dagli yamas:

1) Ahimsa – non violenza;

2) Satya – coerenza tra parola e mente;

3) Asteya – astensione dal furto;

4) Brahmacarya controllo dell’istinto;

5) Aparigaha – non avidità, non possesso.

L’osservanza degli yamas intende assicurare sia la coesione sociale, sia la salute spirituale. Vivere seguendo il Dharma che risiede nella coscienza di ognuno, significa avvicinarci alla nostra vera natura in armonia con il Dharma universale (detto anche Sanatana Dharma, l’Eterna Regola).

Le Asanas fanno parte, secondo il Dharma, di quel processo di “purificazione divina” che comprende sia la recita dei mantra che gli esercizi di respiro (pranayama).

Dharma Mittra, uno dei grandi maestri dello yoga moderno, sostiene che nella pratica dello yoga sia di fondamentale importanza la lettura della Bhagavad Gita, degli Yoga Sutra e dell’Hatha Yoga Pradipika (“lo Yoga senza questi tre è come mangiare gli spaghetti senza sugo…”). Le regole del Dharma richiedono anche il rispetto di una dieta appropriata: cibo vegetariano, frutti di stagione, noccioline e i germogli.

Secondo il grande Maestro (diventato famoso per il poster che nel 1984 lo ritraeva in 1300 acrobatiche asanas) il praticante che non rispetta gli yamas (e i niyamas) secondo i principi etici degli Yoga Sutra di Patanjali, “non potranno avere alcun successo nella meditazione”. La tendenza naturale degli allievi è quella di aspettarsi benefici dalla pratica yoga. E’ una tendenza naturale. Se fai meditazione ti aspetti risultati immediati, quando preghi  chiedi, chiedi e ancora chiedi. Le aspettative portano con sè quasi sempre delle delusioni.

Osserva le regole etiche, osserva una dieta appropriata, abbandonati a Dio, e lascia andare il tuo ego. E’ tutto qui. Non devi mettere le gambe dietro la testa in posizioni acrobatiche”.

PICCOLI CONSIGLI PER GLI YAMAS (soprattutto Ahimsa).

Ritagliati uno spazio di 10-15 minuti nell’arco della tua giornata (cellulare spento, luci abbassate, è sufficiente una stanza di due metri quadrato per due e un tappeto. Osserva i tuoi comportamenti e i tuoi pensieri abituali e ricorrenti. Giudichi te stesso/a con severità? Sottoponi a giudizio costante gli altri? Hai pensieri violenti sia verso te stesso che verso il prossimo? Questi comportamenti costituiscono forme sottilissime di violenza fisica.

Prova quindi a darti 30/40 giorni di tempo per vedere se nel corso delle settimane questo atteggiamento gradatamente diminuisce. La pratica deve essere quotidiana e costante.

Gli yamas possono essere visti come l’inizio di un percorso che si affianca alle asanas, ma anche come la meta finale del praticante.

Osservarli non è facile, goderne i frutti non è impossibile.