…Educate i più piccoli perchè un giorno possano contribuire alla creazione di un mondo più empatico, intelligente, puro, sereno…” (Dalai Lama).

Uno dei danni che la società moderna (iperattiva, ipercinetica, iperautodistruttiva e iper-tutto) ha creato all’essere umano è stato quello di aver trasmesso ai bambini le stesse malattie psicosomatiche del mondo adulto: iperattività, ansia, depressione, insonnia, disturbi alimentari, difficoltà a socializzare, ansia da prestazione, bullismo e non da ultimo un senso di isolamento (che è cosa ben diversa dalla solitudine).

L’Organizzazione mondiale della Sanità, ha stimato che nel 2020 tra il 30 e il 40% dei ragazzi dovrà fare i conti con questi disturbi psicosomatici.

La pratica dello yoga a scuola non solo migliora non solo la forma fisica, placa la rabbia e lavora positivamente anche sulla capacità di concentrazione, di socializzazione, autostima, empatia e rafforza lo spirito di collaborazione tra i compagni.

Secondo uno studio americano condotto dall’Harvard Medical School di Boston gli effetti positivi dello yoga a scuola sono evidenti e meritano di essere inseriti nel protocollo didattico.

In Italia, pur riconoscendo normativamente l’importanza dello yoga nelle scuole (esiste un protocollo di intesa firmato nel 1998 dall’allora Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca con le associazioni yoga), non si è fatto nulla per portare concretamente la pratica nelle aule scolastiche (anche se in Sardegna da settembre 2017 partirà un progetto molto importante di 50 ore).

Se educare significa “tirar fuori dall’individuo le più sublimi qualità, allenandolo alla vita” (Swami Satyananda Saraswati), lo yoga assolve pienamente a questo compito. La  lingua sanscrita (la madre di tutte le lingue indoeuropee) è ricca di pensieri profondi e la recita dei mantra produce un effetto benefico in chi lo canta portando pace e allegria.

GLI OBIETTIVI.

Lo Yoga per i bambini non deve essere una versione ridotta dello yoga per gli adulti.

E’ uno yoga di tipo dinamico con un approccio ludico, che permette al bambino di avvicinarsi attraverso il gioco al rilassamento e alla concentrazione.

Deve essere rivolto a ristabilire l’equilibrio psico-fisico e a sviluppare maggiore consapevolezza nei piccoli, offrendo loro gli strumenti per gestire lo stress ed avere maggiore consapevolezza delle proprie emozioni.

Ogni bambino infatti ha i propri tempi, e per questo deve essere rispettato dall’insegnante senza forzature, con il chiaro perseguimento di questi obiettivi:

1) stimolare lo sviluppo e rafforzare l’auto-percezione e la consapevolezza corporea;

2) bilanciare la naturale iper-attività del piccolo (o piccola) yogi,  migliorandone la capacità di concentrazione;

3) fronteggiare gli stress emotivi sia con le asanas (posizioni) che con il pranayama (esercizi di respiro) e le tecniche di rilassamento (yoga nidra);

4) promuovere e rafforzare l’idea di appartenenza al gruppo nel rispetto della singola individualità;

5) a livello fisico l’obiettivo è quello di determinare nel bambino una postura corretta, prevenendo molte patologie legate all’età dello sviluppo.

Nello yoga non ci deve essere spazio per la competizione (ce n’è anche troppa all’esterno del tappetino).

Cani, gatti, leoni, rane sono le asanas (posizioni) che fanno prendere confidenza con lo yoga, stimolando l’immaginazione (uno dei grandi mali di questa epoca è che non si immagina più). Devono essere alternati momenti maggiormente dinamici ad altri più statici in cui i bambini entrano in contatto diretto  con il loro mondo interiore (che è la loro forza).

Si possono avere momenti in cui ci si concentra sul colorare i  mandala ed altri in cui si leggono loro le storie mitiche dello yoga.

Tutti in Child Pose allora!