La leggenda dell’origine dello Yoga racconta di come il dio Shiva un giorno stesse insegnando alla moglie Parvati i misteri e le pratiche dello yoga e che questa fosse così annoiata, se non addirittura svogliata, tanto da addormentarsi durante la pratica.

Nascosto, ma attentissimo agli insegnamenti, era invece un piccolo pesce, che seguiva e imparava lo yoga da Shiva, il quale accortosi della sua presenza lo spruzzò d’acqua. Il pesce assunse immediatamente sembianze divine, diventando Matsyendra il signore dei Pesci (matsya: pesce, Indra: signore), messaggero e depositario della disciplina oltre a divenire a guru dei guru, il maestro dal quale partirà la catena di trasmissione dell’Hatha Yoga nei secoli a venire.

Molti allievi di fronte alla possibilità di praticare yoga a casa propria si sentono sopraffatti da ciò che possono fare e si sentono insicuri di come procedere nella pratica. E la stessa cosa accade agli insegnanti agli esordi riguardo il proprio metodo di insegnamento. Bernie Clark (nel libro Yin Yoga, The Philosophy and The Practice of Yin Yoga, White Cloud Press, 2012), consiglia di fare chiarezza sulle nostre intenzioni riguardo la pratica che andiamo a svolgere. Una volta che si è fatta chiarezza, diventa facile scegliere quale sequenza di asanas fare.

Quali che siano le intenzioni, non ci può essere in partenza nessuna risposta giusta o sbagliata. Fare luce sulle motivazioni più profonde, ci aiuterà a concentrarci sull’obiettivo. Gli obiettivi variano a seconda delle persone, per alcuni allievi lo scopo può essere rappresentato dal raggiungimento di un perfetto stato di salute psico-fisica. In questo caso sarà utile portare l’attenzione su come ci si sente durante la pratica, prendendo consapevolezza delle energie che scorrono attraverso il corpo.

Per altri allievi lo scopo può essere quello di allungare la muscolatura, oppure di rendere il corpo più aperto. Per altri ancora lo scopo può essere quello di rallentare i ritmi se ci si trova a vivere un momento della propria vita in cui a dominare è  la frenesia.

Queste sono tutte e tre valide ragioni per fare yoga, ma ci può essere di più. Il nostro obiettivo può essere quello di andare al di là del nostro personale beneficio. Questo proposito può essere adottato all’inizio di ogni pratica. Certo i benefici che otterremo potranno riguardare anche l’aspetto psicologico ed emozionale, ma possiamo ottenere di più.

Nello yoga questa pratica si chiama ishvara pranidhana, l’arrendersi a qualcosa più grande di noi. Se intendiamo praticare ishvara pranidhana (che insieme a tapas e svadhyaya costituiscono la pratica schematica dello yoga) possiamo pensare a qualcuno che ha bisogno di particolare attenzione, oppure che può beneficiare della nostra gratitudine.

Questa dedizione ti completa con la decisione di praticare con totale attenzione e intenzione.