Una vita dedicata ad “aderire al vero”. Questa è l’essenza della vita di Gandhi che guidato da un processo instancabile di verifica interiore, di purificazione ed elevazione, cercò nel “satyagraha” il significato profondo della propria vita.

Nel libro “Lo Yoga” di Marilia Albanese (Xenia, 1998) è il karmayoga che ispira costantemente l’operato del Mahatma, nel recupero sia degli insegnamenti fondamentali della Bhagavad Gita, che nell’osservanza dei precetti dello Yogadarshana (che è uno dei sei sistemi ortodossi della filosofia induista).

Nato nel 1869 a Porbandar, Gandhi intraprese gli studi forensi a Londra ed in Sud Africa esercitò il proprio magistero professionale. La sua adesione ai principi del satyagraha (adesione alla verità) lo guidò nella scelta di non sottostare a nessun tipo di compromesso e di prestare la propria opera professionale al servizio di sistemi ingiusti, attraverso le forme di non violenza, disubbidienza e resistenza civile passiva. Nella lotta per l’indipendenza dell’India Gandhi si fece guidare dai propri principi spirituali fin dal suo ritorno in India nel 1914, ottenendo nel 1947 l’indipendenza dall’Inghilterra.

Non riuscì a però a porre fine ai tumulti sorti per la spartizione di India, Pakistan Orientale ed Occidentale e a placare i conflitti tra indù e musulmani finendo per essere assassinato per mano di un fanatico indù nel 1948 che gli rimproverava alcuni cedimenti di fronte al nuovo governo del Pakistan e la gestione del credito che questo stato aveva nei confronti dell’India.

Dal punto di vista yogico il raggiungimento da parte del Mahatma dello stato di “satyagraha” fu il risultato dell’osservanza dei principi consacrati negli Yoga Sutra di Patanjali di yama e niyama, nei quali castità povertà, rinuncia e sacrificio personale aiutano a sopportare qualsiasi tipo di sofferenza e a trasformare la collera in energia e amore.

YOGA E RIVOLUZIONE.

Il “satyagraha” di Gandhi è però rivoluzionario, in quanto rilegge il concetto  anche dal punto di vista della cultura etica induista. L’applicazione di “satyagraha” non coinvolge solo ed esclusivamente l’individuo, ma sposta l’obiettivo sull’intera società, modificandola e spiritualizzandola. L’asceta quindi diventa anche guru, perchè decide di operare nella società (modificandola e rigenerandola) e non al di fuori di essa come accade nelle pratiche ascetiche vere e proprie. Gandhi è dentro il sistema e da dentro lo vuole cambiare.

YOGA E POLITICA.

Nel karmayoga di Gandhi è presente anche e soprattutto il primo dei niyama degli Yoga Sutra di Patanjali, ovvero ahimsa (non violenza), la dichiarata astensione da qualsiasi forma di violenza fisica e morale e forza generatrice di amore e compassione.

E qui voglio fare un breve inciso. Oggi noi viviamo in Italia una fase storica (che per la verità dura da qualche anno) in cui predomina la corruzione delle istituzioni  e nel quale la classe politica ricerca a qualsiasi costo il potere materiale. Il tutto alla luce del sole e davanti agli occhi del cittadino che è completamente inerme e disgustato dalla politica. Il partito del non-voto ad oggi in Italia giunge, se non supera addirittura, la soglia del 50% degli aventi diritto.

Che cosa c’entra tutto questo con Gandhi?

Ahimsa (non violenza) nel contesto della politica sostiene il potere spirituale contro la corruzione del potere materiale e la trasforma in una delle espressioni più alte dell’etica divenendo la testimonianza di un comportamento eroico che appartiene a chi si è fortificato seguendo i principi di yama e niyama. Gandhi non fa la nessuna distinzione tra politica e religione: “molti religiosi sono politici travestiti e io che indosso la divisa del politico ho il cuore religioso”. Nella visione politica di Gandhi c’è spazio solo per quei politici che sono pronti a sacrificare sè stessi per il bene della massa, in cui lo Stato viene visto come un meccanismo per distribuire i beni e come un organismo capace di risolvere i conflitti tra i vari gruppi. Una visione lontana anni luce da quella propria di questi tempi da basso impero.

LO YOGA DEL MAHATMA.

Gandhi durante la propria attività di politico, mantenne  i contatti con due yogi del suo tempo: Sri Kuvalyananda di Lonavla e Pandit Sri Pad Damodar Satvelekar e secondo i loro consigli praticò alcune asanas dello yoga, semplici esercizi di pranayama (respiro); sottoponendosi al massaggio ayurvedico (oltre al massaggio del cuore e dell’addome) e bevendo acqua potabile inalandola dalle narici allo scopo di mantenere il proprio corpo in forma e libero dalle malattie. Lo yogi Sri Mahadev Desai negli ultimi tempi lo aiutò a svolgere le asanas e gli praticò il massaggio ayurvedico. Le testimonianze di dicono che Gandhi era un praticante yoga che non esitava ad interrompere gentilmente l’insegnamento, qualora avesse qualche dubbio sull’efficacia delle asanas (oppure dei trattamenti in caso di massaggio), fino a che non avesse eliminato dubbi e incertezze. Quello di Gandhi era karmayoga vero.