Oggi termini come meditazione e consapevolezza sono diventati parte del linguaggio comune. Sarà che la società “liquida” (“dove nessuno è più compagno di strada, ma antagonista di ciascuno dal quale guardarsi…” scriveva il Prof.Zygmunt Bauman) ci ha reso sempre più soli e iper-competitivi e ci stimola a riscoprire quella “contentezza” di un tempo (quando da bambini godevamo di tutto senza maschere e senza ruoli sociali da interpretare).

La meditazione ha radici molto antiche.

Negli Yoga Sutra di Patanjali (risalenti secondo data incerta tra l’800 e il 300 secolo A.C) si parla di come mediante il controllo di sè, della mente e della sua attività, si possa giungere all’unione con la propria “Divinità interiore”. Mentre Buddha considera l’origine della sofferenza (dukkha) nel desiderio, secondo Patanjali la sofferenza nasce dall’ignoranza intesa come errata comprensione del mondo e delle conseguenze che ne discendono in maniera diretta, anche se non sempre immediata nel tempo.

Percorrendo la via del Raja Yoga (o Yoga Reale) è possibile eliminare la sofferenza attraverso il “percorso degli otto stadi” che comprendono: yama (astensioni), niyama (prescrizioni), asana, pranayama, pratyahara (il ritirarsi della coscienza dal mondo esterno), dharana (concentrazione), dhyana (meditazione) e samadhi (identificazione con la pura coscienza).

Quali sono gli ostacoli disseminati lungo la via della meditazione che hanno il potere di allontanarci dal goderne i benefici, e perchè è così difficile?

CHE COS’E’ LA MEDITAZIONE?

Osservare è meditare. Ciò che osservi non ha importanza. Puoi osservare gli alberi, puoi osservare un fiume, puoi osservare le nuvole, puoi osservare dei bambini…” (Osho, Mindfulness 4.0 La Meditazione nel XXI Secolo, Mediterranee, 2017).

La differenza tra il semplice atto di osservare e meditare risiede tutta nel termine “qualità”. L’azione in sè non è importante, lo è la qualità che si introduce nella meditazione. L’azione semplice di camminare restando attenti e presenti è essa stessa meditazione (la “consapevolezza in movimento” del monaco zen Tich Nhat Hanh), stare semplicemente seduti può diventare meditazione se lo si fa con attenzione e presenza.

Osho spiega la meditazione come qualcosa di profondamente diverso dalla concentrazione, laddove la consapevolezza viene raggiunta facendo cadere ogni barriera, divenendo così disponibili e aperti all’intera esistenza.

Opposta alla meditazione è la concentrazione che a differenza della prima si dirige solo su un punto escludendo il resto.

Un Buddha è un uomo di concentrazione non un uomo di consapevolezza…” (Osho, op.cit. pag.48)

Come? Chiudendo semplicemente gli occhi e ascoltando tutto quello che ci accade intorno, aprendoci ai rumori che arrivano dall’esterno.

La parola chiave è accettazione. Solo accettando possiamo rilassarci.

Ogni negazione crea tensione.

La meditazione ci restituisce in realtà ciò che ci siamo negati e ci rende consapevole della realtà. Non porta nulla di nuovo, si limita e restituire il tesoro che ci siamo a lungo negati.

LA PREPARAZIONE

Trova una stanza (basta anche un angolino) che dedicherai possibilmente alla meditazione. Perchè? Ogni giorno quello spazio quando mediti assorbirà quella particolare vibrazione “…se in quel luogo ti limiti a meditare diventerà meditativo..” (Osho, op.cit. pag.71)

Staccare il cellulare e mettersi in una posizione (sia seduti per terra o su una sedia) nella quale ci si sente comodi: la posizione comoda è quella che ti consente di dimenticare il corpo.

Tre sono i punti fondamentali della Meditazione Dinamica secondo Osho:

1) il rilassamento (non lottare con la mente, non concentrarti);

2) l’osservazione (osserva con consapevolezza rilassata qualsiasi cosa accada senza interferire);

3) l’assenza di giudizio.

Questi sono i tre punti fondamentali delle centododici tecniche di meditazione elaborate da Osho, che da profondo conoscitore della società occidentale (non solo di quella orientale in qualità di docente universitario al Raipur Sanskrit College) le fa iniziare in maniera dinamica e attiva (“dentro di te sarai molto disturbato e  più ti sforzerai di stare semplicemente seduto, più ti sentirai disturbato..e ciò produrrà non un senso di beatitudine, ma di frustrazione”), ma con un’azione dinamica attiva, se non talvolta caotica (“sarà meglio se inizi con qualcosa di attivo, di vivo, con del movimento…inizierai così a sentire crescere una mobilità interiore…).

La mente all’inizio vuole muoversi e non va imbrigliata in un corpo seduto.

Almeno nella fase iniziale.

GLI OSTACOLI ALLA MEDITAZIONE

Sono essenzialmente tre:

  1. L’EGO

Secondo Osho l’ego è la malattia più grande che possa colpire un uomo. Se si ha successo nella vita, l’ego diventa gigantesco (e allora diventerà un problema, sarà un masso enorme da rimuovere), se invece la nostra vita sarà un fallimento l’ego diventerà una ferita, ed è probabile che si venga a creare un complesso di inferiorità e da questo discendere l’ostacolo della paura di meditare.

I danni al nostro ego nascono già nell’infanzia, quando ancora non avendo un idea di sè, la famiglia, la società ci “inquadrano” (bravo/cattivo/bello/brutto) e creano un’immagine di noi che non corrisponde al nostro vero e più profondo sè. Raccogliamo come piccole spugne tutto ciò che viene detto di noi e creiamo un’immagine non rispondente a quella autentica.

Questa immagine è inevitabilmente falsa, perchè nessun altro altro può sapere chi sei e nessun altro può dire chi sei”. Solo noi, attraverso la meditazione, possiamo venire a contatto con la nostra realtà interiore.

2) LA MENTE

Il secondo ostacolo è rappresentato dalla mente e dal suo incessante, ininterrotto cicaleccio. “Non riesci a stare tranquillo neppure per un minuto. Definiamo in continuazione: questo è rilevante, quest’altro non lo è, questo è significativo e quest’altro non lo è. I pensieri seguitano a vorticare senza fermarsi mai…”. Ogni situazione viene ridotta dalla mente ad una definizione: davanti ad un fiore, ad un uomo che attraversa la strada la mente verbalizza, riducendo l’esperienza esistenziale ad un insieme di parole.

Tutto quindi può essere osservato, anche il vuoto che la mente con i suoi trucchi ci mette davanti come una vera e propria tentazione.

3) IL  GIUDIZIO

Durante la meditazione occorre stare semplicemente in silenzio, non emettendo giudizi. “Il giudizio è il frutto del passato”…mentre la consapevolezza richiede presenza sul momento presente, sul qui e ora.

In conclusione secondo Osho la meditazione è un metodo molto semplice. La mente è come uno schermo televisivo sul quale scorrono ricorsi, pensieri, desideri, passano mille cose. Occorre osservare tutto quello che accade senza emettere alcun giudizio, un’ osservazione distaccata, come  non si fosse parte della cosa: la consapevolezza in fondo è priva di scelta.