L’Imperatore Ashoka aveva unificato l’India e  convertito al buddismo e alla non violenza aveva creato un regno prospero e pacifico.

Rispettoso di tutte le religioni promuoveva la diffusione del Dharma.

All’Imperatore piaceva passeggiare all’aperto nella capitale Pataliputra, sempre circondato da una folla variopinta che gli rendeva omaggio.

Un giorno mentre il corteo costeggiava il Gange, il re colto da un moto di ammirazione per il fiume esclamò:

– Pensate amici che esista un uomo su questa terra capace di far risalire il corso del Gange verso la sorgente?

I monaci, i pandit, i buddisti e gli yogi presenti risposero che non ci sarebbe stato nessuno in grado di farlo.

Solo un dio, quello appartenente alle rispettive dottrine che rappresentavano, avrebbe potuto compiere un’impresa simile.

Nel frattempo dopo che la domanda era passata di bocca in bocca tra la folla al seguito di Ashoka, si fece largo tra la folla una prostituta di nome Bindumati, la quale affermò: io sono solo una puttana che si guadagna da vivere con il proprio corpo, una fuori casta disprezzata da tutti, ma mi piacerebbe mostrare all’Imperatore la forza che  conferisce l’intima unione con la Verità.

Bindumati fece tintinnare i braccialetti tendendo il braccio verso il Gange.

Le acque del fiume si immobilizzarono e poi ribollirono.

Un’onda si sollevò emettendo un boato assordante invertendo il corso delle acque.

La folla di fronte a questo prodigio rimase stupita con la bocca aperta.

La notizia non tardò a giungere alle orecchie imperiali, così come il fatto che all’origine di quel miracolo c’era, a quanto pare, il gesto di una prostituta.

Ashoka convocò immediatamente Bindumati chiedendole, una volta giunta a corte e al cospetto dell’Imperatore, di ripetere quel gesto.

Bindumati fece tintinnare di nuovo i braccialetti tendendo il braccio.

– Come può una donna come te, di umile condizione e dai comportamenti scandalosi avere un potere simile? – le chiese Ashoka.

– Il potere non è mio Maestà, ma appartiene alla Verità, che può mettere sottosopra il mondo degli dei e degli uomini.

– Di quale verità parli?

– Io esercito il mio mestiere con l’animo di un’autentica sadhana, mi ci dedico con anima e corpo, servendo ogni uomo con totale dedizione, senza fare distinzione tra ricco e povero, tra sano e malato, tra il giovane il vecchio – disse Bindumati.

E aggiunse: vedo in ognuno la sua Natura del Buddha e lo onoro.

In ogni uomo vedo una goccia dell’Oceano.

Il devoto Ashoka gli si gettò ai piedi, prosternandosi di fronte a quella donna incomparabile che attestava il più alto Risveglio della Realtà suprema.

Da quel giorno Ashoka raddoppiò le forze nell’osservare il Dharma.