Shih Kung-Hui-tsang o almeno così doveva chiamarsi, era un bravo ed impenitente cacciatore che un giorno, cacciando un cervo, si trovò a passare vicino al monastero di Ma-tsu.

Davanti al portone a prendere il fresco era seduto il maestro chàn, il quale contemplava godendoselo il paesaggio.
Shih Kung-Hui-tsang che odiava i monaci, a malincuore si avvicinò, con il viso mesto, al monaco per chiedergli se aveva visto il cervo.
Ma-tsu scoppiò in una grande risata che rotolò nella valle e poi rispose:
– Anche se lo sapessi non te lo direi! Noi monaci abbiamo il rispetto della vita. Non sarò certo tuo complice.

Shih Kung-Hui-tsang, alzò le spalle e con una smorfia se ne andò borbottando tra sè e sè: Bah, sospettavo che avrebbe detto così, inutile perdere tempo con un bonzo.
Girò i tacchi per riprendere la caccia.

Il maestro lo richiamò:
– Dimmi sei un bravo arciere?
Shih Kung-Hui-tsang non senza orgoglio dichiarò:
Non manco mai il bersaglio!

Il monaco rise:
– Un solo bersaglio? Beh non è molto.

Il cacciatore a sua volta rise ed esclamò:
– Si vede che non sai nulla di tiro con l’arco! Voi altri monaci siete dei chiacchieroni matricolati. Credi davvero che si possano colpire più bersagli con la stessa freccia?

Certo – rispose il monaco – io ci riesco. Posso addirittura colpire un intero gregge con un solo dardo.

– Ah sì e come fai? Hai forse poteri magici?
– Basta mirare al proprio spirito e centrare la Natura del Buddha che è in tutti gli esseri.
– Colpito da quelle parole, il mondo interno del cacciatore crollò.

Si inginocchiò davanti al monaco, si prosternò e con le lacrime agli occhi chiese a Ma-tsu di prenderlo come discepolo.
Il cacciatore pentito fu assegnato alla cucina.

Il maestro andò a farvi un giro per vedere come se la cavava il novizio.
Shih Kung-Hui-tsang, era tutto sudato, col fiato corto. Evidentemente era poco avvezzo a quel genere di incombenze culinarie.
– Non sembri a tuo agio – disse il monaco.
– Per niente, devo sorvegliare un bufalo che vuole tornare nel prato!
E come fai per tenerlo a bada? –
Non appena si allontana tiro l’anello attaccato alle froge.

Bene – disse il maestro.
Sei sulla via.

***

Con tutta la sua concentrazione
il bovaro ha catturato il bufalo.
Com’è difficile da tenere a bada!
La sua forza è inesauribile.
Ora si perde sulle vette, scompare tra le nuvole.
Ora si nasconde in una gola impenetrabile.

Ci vogliono la frusta e la corda
perchè non si smarrisca in questo mondo di polvere.
Se ben condotto diventa docile.
Tranquillo seguirà il bovaro che non avrà bisogno di tenere
la cavezza.

Cavalcando tranquillamente il bufalo
il bovaro torna a casa.
Il suo flauto risuona nella bruma del tramonto.
La melodia si innalza armoniosa.
Canticchia la sua canzone, batte il tempo.

Il suo cuore trabocca di gioia
e sentendolo è inutile dire ciò che prova.

Kuoan Shiyuan