Sull’utilità del non-essere Lao-Tzu dice:

I trenta raggi di una ruota convergono intorno all’asse;

ma è il loro non-essere (il foro centrale) che fa l’utilità della ruota.

Per fare un vaso si plasma l’argilla;

ma è il suo non essere (la cavità) che fa l’utilità del vaso.

Nelle pareti di una stanza si aprono porte e finestre;

sono tali aperture (il loro non essere) che fanno l’utilità della stanza.

Pertanto dall’essere delle cose traiamo profitto

ma dal non-essere dipende la loro utilità”.

Nelle Upanishad c’è una parabola molto bella.

Un giorno un bambino piccolo di nome Svetaketu, in cui viveva un’anima antica in un corpo giovanissimo, chiese al padre: “chi sono io? che cosa esiste in me? benchè io indaghi , mediti e mediti non trovo la risposta…”.

Se fosse stato un adulto il padre Udalak gli avrebbe dato subito una risposta, ma siccome si trattava di un bambino, pensò che bisognasse creare una situazione.

Udalak disse al bambino: “Vai e portami un frutto all’albero laggiù”.

Il bambino ritornò con il frutto.

Taglialo e guarda cosa ci trovi dentro” – gli disse il padre.

Milioni di semini” – rispose il bambino.

Udaluk allora disse: “Prendine uno e taglialo, che cosa vedi?

Niente è vuoto” – rispose Svetaketu.

Udalak disse: “Da quel vuoto nasce quel grande albero. Nel centro del seme c’è il nulla, eppure da questo nulla sorge l’essere di quel grande albero”.

E qui Udalak coniò una delle massime più grandi che mai essere umano potesse concepire: Tat twam asi, Swetaketu”: tu sei quello quello sei tu, anche tu sei quel nulla che esiste nel cuore del seme.

Nei giorni seguenti il bambino si mise a meditare sul proprio vuoto interiore.

Sentì quel vuoto in maniera profonda, ma alcune cose non gli erano chiare.

Non esitò ad interrogare Udaluk.

Riesco a sentire il vuoto, ma come fa il nulla a mescolarsi alle cose?”.

Udalak si superò una volta ancora.

Fosse stato un adulto lo avrebbe raggirato con un gioco di parole, con gli adulti funziona sempre. Si accontentano di essere ingannati.

Ma il bambino nelle vite precedenti aveva lavorato molto su di sè per indagare il mistero della vita.

Vai a prendermi dell’acqua- ordinò al bambino – e poi dello zucchero”.

Ora mescolali  – disse il padre al figlio – ed aggiunse: sei in grado di separare l’acqua dallo zucchero ora?

No, non si vede nemmeno dove è andato a finire lo zucchero”- rispose Svetaketu.

Lo zucchero si era sciolto nel frattempo.

Era diventato acqua.

Ora assaggia quell’acqua” – gli disse il padre.

Svetaketu l’assaggiò e sentì che l’acqua era diventata dolce.

Udalak disse : “E’ proprio così, sarà forse impossibile distinguere l’essere dal non essere, ma il loro incontro è proprio quello dell’acqua con lo zucchero.

Nessuno è in grado di separarli Svetaketu, perchè in sè non sono separati”.

***

Separare l’acqua dallo zucchero è in realtà possibile. Ma quello che voleva insegnare il padre al figlio è che essere e non-essere non sono separabili, che esiste la vita, perchè esiste la morte e che queste non sono due cose distinte, ma una cosa sola.

Sei venuto dal nulla e stai andando verso il nulla.

In mezzo a queste due rive del nulla scorre il fiume dell’essere.

(Osho, Fra le rive del nulla, Ed.Mediterranee, 2014).