A volte le cose non vanno come vuoi tu.

Ma comprendere le cause della sofferenza può aiutarti ad affrontare le sfide della vita con equanimità ( e con serenità di giudizio).

Negli Yoga Sutra, Patanjali ci insegna che:

 – cambiamento

 – desiderio

 – abitudini

sono tutte molteplici cause di sofferenza.

Noi però possiamo eliminare la sofferenza che deve ancora venire.

Dukhanam: tradotto come sofferenza significa “ senso di oppressione o costrizione al torace o alla zona del cuore”.

Negli Yoga Sutra Patanjali usa il termine dukhanam fino a comprendere tutti i disturbi del nostro equilibrio, come sentimenti come infelicità, o inquietudine interiore e crepacuore.

Quando siamo arrabbiati, tristi ansiosi, infelici ecco dukhanam.

Nel Sutra II, 15 Patanjali delinea le cause di dukhanam o di sofferenza.

  1. Parinama: CAMBIAMENTO (si soffre quando le circostanze cambiano, quando veniamo lasciati oppure veniamo costretti a lasciare qualcosa che ci piaceva molto. Soffriamo per aver perso il lavoro, oppure una ragazza che ci ha lasciato, oppure un amico che muore prematuramente).
  2. Tapas: DESIDERIO (desidero il “giocattolo” che mi consola, una promozione sul lavoro, ecc.).
  3. Samskara : RIPETIZIONE (si soffre quando si ripetono comportamenti che ci danneggiano e ci danno afflizione. Ad esempio: lo shopping compulsivo, rivedere un ex, questa relazione è tossica e alla lunga è devastante).
  4. Guna : questo è un pò più complicato. E’ in pratica la perdita di equilibrio delle energie che sono nel corpo (ci si sveglia nel cuore della notte e si sbadiglia a mezzogiorno).

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Negli Yoga Sutra, Patanjali ci offre molteplici soluzioni per alleviare la sofferenza.

Più chiara è la percezione e più si è connessi con il proprio Sè interiore più facilmente si puo’ rispondere con serenità alle circostanze avverse della vita, eliminando comportamenti che non ci servono.

Nessuno può sfuggire alla sofferenza.

Le fluttuazioni dei guna sono inevitabili anche per coloro che hanno raggiunto i livelli più alti dello yoga.

Patanjali dice che non si può eliminare del tutto la sofferenza, che nessuno ne è immune e che la sofferenza è dappertutto. Anche i saggi non ne sono esclusi.

Ma questa cosa non è triste come si potrebbe pensare.

E’ più facile coltivare l’equanimità quando pensi che la sofferenza degli altri potrebbe essere la tua.

Anche, dice Patanjali, l’esperienza della sofferenza, è spesso il primo passo verso un cambiamento positivo. Quando lo sconforto diventa così acuto da sconvolgere la tua vita, è molto più probabile cercare una soluzione.

Perchè proprio a me?

Nel sutra II.16 (heyam duhkham anagatam) Patanjali dice che se puoi accettare che nessuno è immune dalla sofferenza e comprendi le cause della sofferenza, allora si può essere preparati alla sofferenza che deve ancora venire e ad evitare l’insidia delle sofferenze inutili.

Non puoi cambiare il fatto della perdita, della difficoltà, del di senso crepacuore e non puoi cambiare quelle cose che possono causarti dolore, fisico mentale ed emozionale.

Però puoi cambiare le tue reazioni e le tue risposte quando la vita prende una piega non proprio ideale.

Puoi eliminare le risposte distruttive come colpa, senso di colpa e rimpianto  e il solito refrain:

Perchè proprio a me? (Perchè non a te? Patanjali potrebbe rispondere che sfide, difficoltà e tragedie capitano ogni giorno a persone meritevoli).

Queste risposte non alleviano la sofferenza.

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Riguardo lo Yoga Sutra II.16 viene insegnato che non c’è gerarchia nella sofferenza.

La difficoltà o la sofferenza di una persona non è meno legittima di quella di un’altra per la quale abbiamo empatia.

La sofferenza, indipendentemente dalla causa, realizza un’ esperienza egualmente valida. Il fatto che un persona soffra a causa della perdita del cane non genera un tipo di esperienza diversa da quella di chi sta perdendo la madre.

La sofferenza è universale, ma ogni esperienza è unica da persona a persona.

Quando  accetti questo puoi eliminare la sofferenza inutile che deriva dal comparare te stesso agli altri, con pensieri del tipo:

“Perchè (lui/lei) è così arrabbiato con me?”

Quando capisci e abbracci il messaggio derivante da questi due Sutra è più facile lasciare andare ogni giudizio e avere compassione ed empatia per il disagio e la difficoltà di tutti.

NOTA:

Negli Yoga Sutra, Patanjali ci dice che l’evento esterno genera sofferenza, ma l’afflizione deriva dal comportamento improntato a dare continuità a questa afflizione con il supporto della memoria e dell’immaginazione.

I klesa o afflizioni sono:

  • avidya
  • asmita
  • raga
  • dvesa
  • abinivesa

Proprio come un seme è piantato nel terreno per poi fiorire, nella mente sono presenti le esperienze che lasciano un’impronta nella mente. Queste impronte hanno il potere di ricreare l’esperienza che le ha prodotte primariamente

Infatti ogni impressione cerca la ripetizione della corrispondente esperienza originale (samskara).

Quindi il desiderio tende sempre a guadagnare forza se è soddisfatto. Questa è la vera natura del desiderio. Il desiderio non è mai soddisfatto, mai esaudito completamente.

Così quando il desiderio chiama l’uomo è un fantoccio nelle mani della mente, che non vuole limitazioni.

In conclusione:

Occorre approfondire (meditazione, meditazione…) le cause dei klesa, come cause di tutti il dolori dell’uomo e di tutte le sofferenze.

Stile di vita : improntato all’austerità e alla costanza, saranno il rimedio per analizzare lo stress e per definirne i contorni.