C’era una volta un re nobile d’animo, il cui regno conosceva l’onore, il merito, la pace, la contentezza e la ricchezza sia materiale che spirituale. Il re viveva in un bel palazzo con la moglie ed il figlio piccolo appena nato.

Un giorno segnato dal destino avverso, il regno cadde sotto l’attacco di un nemico davvero cattivo e crudele. Il re fece ricorso alla sua armata dando fondo a tutte le energie disponibili per difendere il suo regno. I suoi uomini si fecero onore combattendo, ma dovettero cedere.

Il nemici erano troppo superiori per numero e strategia militare. Il re venne ferito e i nemici presero possesso sia del palazzo che dell’intero regno.

La morte del re avrebbe voluto dire la fine di quel regno così felice.

Alcuni sudditi allora riuscirono ad aiutarlo a fuggire insieme alla regina ed al piccolo principe. I reali trovarono rifugio nella foresta, ma non avevano nè provviste, nè alcun mezzo per procurarsele, e si ritrovarono presto soli, stanchi ed affamati.

Un giorno il re e la regina, entrambi deboli ed affamati, morirono di stenti lasciando indifeso il piccolo principe che piangeva disperato nella foresta.Alcuni cacciatori che per caso si aggiravano nei dintorni, sentirono l’eco di un pianto.  Non riconobbero tuttavia che si trattava del figlio del re e mossi dalla compassione lo riportarono al villaggio, nutrendolo e prendendosi cura di lui.

Il bambino crebbe seguendo le abitudini del villaggio e della sua nuova famiglia. Divenne un eccellente cacciatore e conobbe l’arte di tirare con l’arco eccellendo nella pratica. Un giorno durante una battuta di caccia il gruppo di cacciatori di cui faceva parte si smarrì nella foresta. Alla ricerca della via di casa, i cacciatori videro un piccolo ashram situato nel cuore più profondo della foresta e si avvicinarono con curiosità a quella piccola costruzione.

Il giovane cacciatore provò ad aprire la porta seguito da tutti gli altri giovani cacciatori. Vide un un saggio, un rishi, che viveva lì. Era uno yogi molto rispettato ed onorato, amatissimo dalla gente. Aveva una visione yogica della vita ed era dotato di poteri non comuni. Il saggio era felice di incontrare quel gruppo di giovani e si mise a chiacchierare non prima di aver offerto loro latte delizioso, cibo ed acqua consacrata.

Uno dei ragazzi  in particolare catturò l’attenzione del rishi.

Attraverso il suo “sguardo yogico” vide che uno di quei ragazzi era il figlio di un cacciatore, ma il figlio di un re. Dopo che i ragazzi finirono di mangiare, il rishi si sedette di fianco al ragazzo e gli domandò: “sei dello stesso villaggio dei tuoi compagni?”.

Sì signore – rispose il ragazzo – siamo dello stesso villaggio”.

E tuo padre è dello stesso villaggio?”  – chiese il rishi.

Si signore – rispose il ragazzo – ma mio padre morì quando ero piccolo e sono stato cresciuto da uno zio che considero come un padre. Mi vuole bene come se fossi suo figlio”.

“E tuo zio è anch’egli un cacciatore? – domandò il rishi.

“Si anche lui è un cacciatore” rispose il giovane.

Il rishi si soffermò a pensare un attimo e poi gentilmente gli disse: “il mio cuore mi suggerisce di dirti qualcosa: tu non sei il figlio di un cacciatore, ma di un re.

Sei un principe!”.

Il ragazzo quasi si impaurì: “signore ho forse qualcosa di diverso dagli altri ragazzi?”

Si – rispose il rishi hai qualcosa di diverso”.

Che differenza c’è tra un principe e gli altri ragazzi?” domandò il giovane.

Te lo spiegherò la prossima volta che verrai a trovarmi” – rispose il vecchio rishi.

Tornerò presto a trovarti

Per ora non dire niente a nessuno, tieni quello che ti ho appena detto per te”.

Il ragazzo qualche giorno dopo ritornò all’ashram e l’anziano rishi gli spiegò che  un principe possiede straordinarie capacità fisiche e mentali, possiede un grande carisma, ma deve anche sopportare sulle proprie spalle il peso di grandi responsabilità, perchè la saldezza del suo regno dipende da lui.

Anche se vive in un palazzo sfarzoso e detiene lo scettro del potere, il principe deve pensare al benessere di tutti i sudditi.

Il ragazzo non comprendeva completamente le parole del rishi, ma ebbero un grande impatto sulla sua mente.

Tornò spesso all’ashram e negli incontri successivi il rishi gli diede altre spiegazioni.

Il tuo corpo è ben proporzionato ed ha un portamento nobile, la tua fronte spaziosa e il torace è ampio. Il tuo tronco è quello di un leone, le tue gambe sono come pilastri ed hai braccia lunghe e potenti. Sebbene parli la stessa lingua dei tuoi amici, la tua pronuncia è più chiara”.

Quando il ragazzo ritornò al villaggio notò la differenza con gli altri e vide che queste differenze non erano di poco conto.

Nelle sue orecchie risuonavano le frasi dell’anziano rishi:”Tu sei potente! Impara ad esprimere il tuo vero potenziale!”.

Con il passare dei giorni la gente del villaggio vedeva in lui una guida.

Non passarono altri giorni invano.

Sguainò la spada sollevandola al cielo e fece irruzione nel palazzo di corte.

Uccise i nemici di suo padre ed ascese al trono come legittimo erede.

***

Che cosa c’entra questa storia con lo yoga?

E’ un’allegoria per la scienza dello yoga stesso. Lo yoga considera che in questo mondo terreno tutta l’umanità ha dentro di sè qualcosa di regale. In sanscrito la parola raja significa re e deriva dalla radice rajru che significa luce. Raja indica sia il re che la Grande Luce, la Luce Eterna che è alla fonte di tutto l’universo.

Noi siamo l’incarnazione di questa Eterna Verità e come tali eredi del regno divino. In precedenza noi abitavamo questo regno e vivevamo nello splendore. ma come il principe che si perse nella foresta, noi ci siamo persi travolti dai nostri affanni quotidiani.

Come il principe che ignorava la propria vera natura, a causa dell’ignoranza (avidya) ignoriamo quale sia la natura del nostro vero Sè.

L’ignoranza ci porta a pensare che in questa vita con le sua sfide quotidiane e le ricompense materiali è per noi l’unica scelta possibile, catturati dai potenti attaccamenti inconsapevolmente abbiamo abbiamo abbandonato la nostra gloria. Dopo molti anni e dopo molte rinascite la memoria di questo regno glorioso è stata bruciata.

Abbiamo dimenticato chi siamo e dove risiede il nostro regno più profondo.

Come il principe abbiamo assunto lo stile di vita del mondo esterno.

Come riguadagnare la nostra capacità di fare esperienza della nostra realtà più profonda?

Come fare a conoscere veramente la nostra vera natura?

Come figli dell’Eterna Verità dobbiamo sperimentare l’Eterna Verità nella nostra vita quotidiana e ricominciare a godere dell’insuperabile piacere che ci offre.

Ma per raggiungere questo dobbiamo cominciare a ricordare chi siamo seguendo la scienza dello yoga, che è uno strumento prezioso oltre che unico.