“L’infelicità ha molte cose da darti, cose che la felicità non può darti. 

Di fatto, la felicità ti sottrae molte cose. 

La felicità ti porta via tutto ciò che hai sempre avuto e tutto ciò che sei sempre stato: la felicità ti distrugge.” (Osho)

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Abbiamo bisogno di beni materiali e questo è un dato di fatto, ma il bisogno è una cosa diversa dalle voglie inutili. C’è differenza tra desideri naturali e innaturali.

Il desiderio naturale sorge da una mente non condizionata. Quando guardiamo il mondo senza filtri vediamo che in fondo i bisogni che abbiamo non sono poi molti.

Abbiamo bisogno di cibi nutrienti e gustosi.

Vogliamo vedere i nostri amici e le persone che amiamo.

Vogliamo capi di abbigliamento adatti e un alloggio confortevole.

Vogliamo anche un lavoro che sia in grado di procurarci tutte queste cose.

Queste cose non devono però essere opprimenti e spingerci in un loop di miseria ed afflizione.

I nostri vestiti e la nostra casa possono essere anche belli e di qualità.

Dobbiamo però capire quando i nostri desideri diventano innaturali.

Il desiderio è innaturale  quando sorge dal voler imitare quello che accade intorno a noi.

Se vogliamo qualcosa solo perchè il nostro vicino di casa ce l’ha o perchè una campagna pubblicitaria fatta in modo intelligente ci ha convinti di averne bisogno, oppure perchè l’abbiamo vista esposta in un centro commerciale, si può dire che sia un bisogno naturale? Ci è utile?

Di questi tempi siamo sottoposti ad un vero e proprio bombardamento di pubblicità che proviene non solo dall’ambiente nel quale viviamo, ma anche dai social, dai pop-up (finestre pubblicitarie) che si aprono automaticamente non appena visitiamo una pagina del web.

Il loro intento è chiaro: creare bisogni artificiali.

Hanno creato una società di infelici ai quali vendere la promessa di diventare felici per mezzo dell’acquisto.

Questo tipo di pubblicità è basato su un principio: “prima feriscili, poi curali”.(Shankaranarayana Jois, The Sacred Tradition of Yoga, Philosophy, Ethics and Practices for a Modern Spiritual Life, Shambala Publications).

In altre parole ci fanno credere che qualcosa in noi non funziona e poi ci convincono a comprare cio’ che lo guarisce.

Dovremmo invece chiederci se agendo d’impulso nell’acquisto del prodotto, riusciremo a raggiungere quella felicità promessa da questo marketing cinico e dis-umano (ma non privo di conoscenze della psicologia comportamentale a ben vedere).

Dovremmo domandarci cosa ci fa realmente felici. La nostra responsabilità è quella soddisfare i nostri bisogni naturali (e a tal fine Madre Natura spesso provvede quasi per l’intero). Oggi ci sono pochi desideri naturali se paragonati a quelli artificiali.

Forse eliminando quelli artificiali potremmo essere un pò più felici.

Uno dei cinque Niyama è Santosa.

Accontentarsi di ciò che si ha è una strada che possiamo iniziare a percorrere cominciando ad eliminare i bisogni artificiali.