A costo di sembrare monotono sono solito dire alle mie allieve/allievi di potenziare, compatibilmente coi propri impegni quotidiani di lavoro e famiglia, gli effetti della della sessione di yoga settimanale, facendo yoga a casa propria.

Basta uno spazio di due metri per due, luci basse, una coperta (oppure un tappetino) e soprattutto televisione, cellulari, smartphone e tablets vari spenti per almeno 15/20 minuti.

La parola d’ordine è: dis-connettersi e riconnettersi al proprio sè interiore.

Se praticato regolarmente il lo Yoga può aiutarci davvero nel combattere, attenuandoli, gli effetti dello stress cronico.

Gli antropologi (coloro i quali studiano l’evoluzione e le caratteristiche fisiche degli esseri umani) affermano che il corpo che sperimenta lo stress non è cambiato poi molto nel corso degli anni. I nostri antenati avevano le nostre stesse caratteristiche anatomiche, ma non navigavano internet, non avevano le autostrade e non condividevano informazioni ad una velocità supersonica con un computer o con uno smartphone.

Il fatto è che abbiamo un corpo antico soggetto ad un problema moderno : vivere in un continuo stato di stress.

Una volta il termine stress veniva impiegato dai fisiologi che misuravano i suoi effetti in laboratorio. Oggi il termine viene usato nel linguaggio comune con “sono stressata/stressato”, con il quale ci riferiamo alla situazione in cui il sovraccarico psico-fisico colpisce la salute, l’attività sessuale e riproduttiva, l’attività lavorativa, la vita di relazione, e la percezione del nostro sè (la più importante).

Gli effetti dello stress hanno raggiunto proporzioni immense nelle nostre vite e i disagi che questo comporta, sono diventati argomento di specializzazione della medicina.

A volte gli effetti dello stress compaiono durante momenti della vita particolarmente importanti: il matrimonio, la nascita di un figlio, un nuovo lavoro, la morte di una persona amata.

A volte sono le piccole cose che invece innescano la reazione a catena di tutta la miriade di responsabilità che derivano dal lavoro o dalla famiglia.

Indipendentemente dall’elemento scatenante lo stress è spesso accompagnato da una o più emozioni negative: impazienza, frustrazione, mal di testa, indigestione.

Una cosa è certa: maggiore è lo stress che subiamo, maggiori sono gli effetti che si combinano tra loro in un mix che se diventa cronico può condurre ad una serie di disagi fisici.

Lo stress inizia con un risposta fisica a ciò che il tuo corpo-mente percepisce come una minaccia. Per i nostri antenati questa minaccia poteva tradursi nell’aggressione portata da un animale feroce e affamato. Per noi può essere rappresentata dalla minaccia di perdere il posto di lavoro, di finire in povertà (e conseguentemente vittime dell’isolamento sociale), dalla fine di una relazione sentimentale o dalla paura di una malattia grave.

STRESS: LA RISPOSTA DEL CORPO.

Qualsivoglia sia la causa scatenante dello stress, la mente mette in allerta il corpo del pericolo che avverte come presente. In risposta a questo stimolo le ghiandole adrenaliniche (che sono collocate sopra i reni) rilasciano ormoni di adrenalina e noroadrenalina  che agiscono sul sistema nervoso innescando la reazione “combatti o fuggi”. Il battito cardiaco, la pressione sanguigna e i muscoli si tendono e la mente si allerta. Il corpo letteralmente va a chiudere quei sistemi che non costituiscono una priorità in una situazione di questo tipo: la digestione, la crescita, la riproduzione ad esempio.

Queste risposte adattive sono state fondamentali per la specie umana e per il suo mantenimento in vita nel corso dei millenni, ma mentre i nostri antenati risolvevano velocemente le situazioni stressanti (combattevano o fuggivano) e sopravvivevano alla minaccia, l’essere umano moderno è spesso incapace di risolvere nel breve periodo le situazioni di conflitto. Ecco perchè noi viviamo una situazione di stress cronico.

Le ghiandole adrenaliniche continuano a secernere gli ormoni dello stress.

Risultato: il corpo non beneficia dell’alimentazione perchè le funzioni digestive e di eliminazione delle tossine sono rallentate.

L’ANTIDOTO.

L’antidoto allo stress è il rilassamento che vuol dire riposarsi profondamente.

Il riposo è diverso dal sonno (che include la fase REM del sogno) che aumenta la tensione muscolare così come gli altri segnali psicologici della tensione.

Il rilassamento è uno stato in cui:

  1. non c’è movimento;
  2. non c’è sforzo;
  3. il cervello è silenzioso.

Il denominatore comune di tutte le tecniche di riduzione dello stress è rappresentato dal mettere il corpo in una posizione comoda, con particolare attenzione al respiro.

Ma queste tecniche funzionano veramente?

La scienza ha studiato gli effetti del rilassamento e dimostrato l’esistenza di reali benefici compresi la riduzione della tensione muscolare ed un miglioramento della circolazione sanguigna.

Herbert Benson, uno dei massimi ricercatori in tema di stress e tecniche di rilassamento,  nel libro Wellness Book (The Wellness Book: The Comprehensive Guide to Maintaining Health and Treating Stress-Related Illness, 1992) definisce il rilassamento come “ la risposta fisiologica caratterizzata dalla diminuzione del battito cardiaco, del metabolismo, delle pulsazioni cardiache, dall’abbassamento della pressione sanguigna e del rallentamento dell’attività delle onde cerebrali”.

Lo Yoga aiuta ad attenuare gli effetti dello stress mediante alcune sequenze mirate alla mobilizzazione della spina dorsale.

In particolare le posizioni a testa in giù aiutano a riportare il sangue nella parte superiore del corpo dopo che una giornata passata in ufficio (o seduti) ha portato ad un accumulo di sangue negli arti inferiori.

Lo Yoga stimola e massaggia gli organi interni e ci insegna come il corpo sia impregnato di quell’energia chiamata Prana (energia maschile che risiede sopra il diaframma e controlla sia la respirazione che il battito cardiaco).

Apana è invece l’energia femminile che risiede sotto il diaframma e controlla le funzioni degli organi addominali.

Una sequenza di asanas (posizioni) dedicate bilanciano questi due aspetti energetici in maniera tale che il praticante non sia mai sovrastimolato oppure esaurito.