Ho vissuto in tutto il mondo. Me ne sono andato da ogni posto

David Bowie.

***

Il fiore di loto secondo il Buddismo ha molti significati. Uno di questi è rappresentato dalla rinascita. Il fiore del loto si chiude di sera e si riapre in tutto il suo splendore alla mattina, esprime la forza vitale capace di rigenerarsi innalzandosi verso il cielo emergendo dal fango.

Simbolo di resurrezione ed immortalità, il fiore di loto è capace di produrre i semi anche dopo quattrocento anni.

La capacità di risorgere dopo un periodo buio e disperato è ben simboleggiata da questo fiore che nasce dalle paludi più scure per poi risplendere in tutta la sua bellezza, mantenendosi incontaminato.

Nella vita capita a tutti di passare momenti bui.

Ma l’uomo è capace di rinascere e rifiorire anche nel corso della stessa vita.

David Bowie è uno degli artisti che amo di più. Forse quello che mi porterei, con i suoi dischi, sull’isola deserta.

David Bowie (cantante, musicista, attore) ed è stato una delle figure di rilievo che negli anni Settanta hanno influenzato più di una corrente musicale e molti artisti che a lui  si sono ispirati sono diventate autentiche rockstar come Peter Murphy (Bauhaus), Ian McCulloch (Echo & theBunnymen) David Sylvian e Martin Fry degli ABC (anch’essi parte della mia discografia).

Nel 1976, David Bowie era una rockstar anoressica, psicotica e completamente assuefatta alla cocaina che aveva il disperato bisogno di fuggire da Los Angeles (definito come  “il cesso più nauseabondo del mondo”) che con i suoi tentacoli minacciava di annientarlo definitivamente.

Per ripartire scelse Berlino “che è al centro di tutto quello che sta succedendo e succederà in Europa nei prossimi anni”.

Dal 1977 al 1979 Bowie sfornò tre dischi eccezionali capaci di anticipare i tempi musicali e dettare i canoni estetico-musicali di ciò che sarebbe diventato il rock negli anni a seguire: Low (1977), Heroes (1977) e Lodger (1979).

Della “trilogia berlinese” a dire il vero solo Heroes venne registrato e mixato completamente a Berlino, ma negli annali della storia del rock questi tre dischi vengono associati al soggiorno berlinese di Bowie.

Come osserva lo storico dell’arte Michael Kimmelman, molti artisti prosperano nei momenti di difficoltà personale. Proprio vero.

A nessuno frega un cazzo di te a Berlino” –  dichiarò Bowie alla stampa. La variegata umanità della città fatta di disertori, tossici, operai alcolizzati, travestiti, artisti alla fame aveva abbastanza problemi per conto proprio per preoccuparsi di una popstar inglese espatriata.

Dall’anonimato più totale ripartì la ricostruzione, lontano da occhi indiscreti, con molta fatica. Giorno per giorno. Verso la luce. Da quella palude esistenziale nacquero tre fiori di loto che ancora oggi splendono per immane bellezza.

Il suono e le parole di quei tre album sono ancora oggi moderni ed attuali nonostante siano passati quarant’anni. Tre pietre miliari della storia del rock.

CENERE ALLA CENERE (ASHES TO ASHES).

Bowie ha scelto di essere cremato e di ritornare in un luogo che ha sempre amato: l’isola di Bali (dove fra l’altro aveva casa), secondo un rito buddista.

Bowie era buddista allora? Non è dato saperlo con esattezza.

Certo è che alla sua morte Lama Chime Rinpoche, un monaco tibetano che alla metà degli anni Sessanta si trasferì a Londra dichiarò all’indomani della scomparsa dell’artista: “non posso esprimere a parole ciò che sento, sono molto triste. Sono convinto che nella prossima vista ritorneremo ad essere amici per stare insieme più a lungo”.

I due erano amici  e si conobbero nel 1965 quando Bowie aveva diciotto  anni.

Per molti anni Lama Chime Rinpoche lavorò alla British Library di Londra e i due amici restarono in contatto anche quando uno dei due divenne famoso a livello mondiale.

Una cosa è certa però: tutta l’opera di Bowie è permeata dalla filosofia buddista dell’impermanenza, dove tutto è soggetto al cambiamento costante (Anicca), e dove tutte le forme sia fisiche che mentali non sono nè durevoli nè permanenti.