IL BURN-OUT DA CORSIA

Impegnato in turni continui, sostituzioni di colleghi, straordinari, spesso il medico ha problemi di sonno, fatica a conciliare professione e famiglia, non riesce a mangiare sano e nemmeno a fare sport.

E così si trasforma in paziente, vittima di burn-out (letteralmente surriscaldamento o esaurimento) da corsia che costituisce l’esito patologico di un processo stressogeno che determina un logorio fisico ed emotivo che ha pesanti ricadute sulla vita personale e professionale del medico (ma anche degli infermieri che lo affiancano nell’attività lavorativa).

E’ quanto emerge dall’indagine realizzata da Anaao Giovani (aprile 2015) su di un campione di camici bianchi, che ha esaminato circa 2.000 risposte suddivise per aree geografiche e per età degli intervistati. Dall’identikit che ne risulta scopriamo un medico ospedaliero stressato , che vive la propria attività lavorativa come causa di una vita privata insoddisfacente: gestisce da solo fino a 22 pazienti e più al giorno. Svolge dalle 7 alle 16 guardie al mese e spesso, per carenze d’organico, ed è costretto a lavorare anche dopo il turno notturno.

IL DISAGIO DEI CAMICI BIANCHI

Specchio del disagio è l’alterata qualità del riposo notturno (il 40% dei medici intervistati riferisce di avere disturbi del sonno), i pesanti condizionamenti riguardanti la sfera privata (il 22% dichiara di non avere una vita personale soddisfacente) e la crescente difficoltà a prendersi cura della propria persona.

La rivista scientifica LANCET (www.thelancet.com) ha pubblicato nel 2009 un’indagine di tre ricercatori canadesi dell’Università di Calgary che in cui si sostiene come “la salute fisica e psichica dei medici si riflette sull’attività professionale ed è quindi indicatore di qualità delle cure…”, aggiungendo come la sindrome da burn-out sfoci in rabbia, irritabilità, mal di testa, nausea, oltre a vedere aumentato il rischio di ferimento del medico sia in ospedale che al fuori dalla struttura.

Ripercussioni personali si traducono anche nell’aumento di separazioni e divorzi oltre al ricorso ad alcool e droghe per sopportare le conseguenze di un logorìo fisico ed emotivo che tende a cronicizzare. In altro studio condotto da LANCET si afferma come siano in aumento i casi di depressione nel medici citando i dati forniti dall’America Journal of Psychiatry.

Molti di coloro che hanno una sindrome di burn-out non sono neppure consapevoli della propria sofferenza — aggiunge Ferdinando Pellegrino (Università di Napoli), psichiatra autore di diversi libri sull’argomento — e la scaricano nel gioco d’azzardo, nell’alta velocità, nel sesso compulsivo, alla ricerca di qualcosa che possa riaccendere le emozioni». Un altro lavoro citato da LANCET conferma l’efficacia dei programmi di riduzione dello stress dei medici, abbiano determinato la riduzione delle denunce per malasanità, rimaste invece invariate nelle altre strutture di controllo.

L’ANTIDOTO ALLO STRESS: IL RILASSAMENTO

L’antidoto allo stress è il rilassamento su questo non ci piove.

Il dott.Edmund Jacobson nel 1934 scrisse You Must Relax riguardo i benefici delle tecniche di rilassamento, trattando con successo patologie come la pressione alta, colite, indigestione e insonnia e soprattutto combattendo ciò che lui definiva “nervosismo”.

Il dott.David Spiegel autore di Living Beyond Limits scrive “in medicina, stiamo imparando che problemi fisici come la pressione alta e i problemi cardiaci possono essere attenuati intervenendo con le tecniche di rilassamento. Il corpo, la parola e la mente sono interconnesse e possono essere una risorsa preziosa nel trattamento delle malattie”.

YOGA IN CORSIA: IL PROGETTO-PILOTA DEL FATEBENEFRATELLI DI MILANO

In Italia lo Yoga in ospedale è stato introdotto (nel febbraio 2015) nel reparto di psichiatria del Fatebenefratelli di Milano. “Quello che vogliamo insegnare è la capacità di utilizzare il respiro per aumentare il livello di energia percepita” – ha spiegato il biologo molecolare dott.Roberto Sanlorenzo “in modo da permettere al soggetto di sentirsi più forte di fronte alle difficoltà, utilizzando le tecniche di respirazione per trasformare le emozioni per acquisire una nuova padronanza degli stati emotivi. Il respiro come mezzo per imparare a superare i piccoli traumi che la vita”. Finora, i pazienti in cura nella struttura milanese sono stati 40, e i risultati sono stati ottimi.

Il Progetto Yoga è stato introdotto al Fatebenefratelli in applicazione del D.lgs.81/2008 che obbliga le aziende ad occuparsi dello stress da lavoro del proprio personale.

La dott.ssa Stefania Doria (Psichiatra responsabile del progetto) ha affermato come “le variazioni degli esiti dei test condotti sono tutti in una diminuzione notevole della quantità di ansia”.

COME AGISCE LO YOGA SULLO STRESS:

  1. Lo Yoga abbassa le pulsazioni del cuore. Le asanas capovolte determinano la dilatazione dei vasi sanguigni nella parte superiore del corpo grazie alla forza di gravità, la pressione sanguigna e la ritenzione idrica calmando (attraverso gli esercizi di respiro) l’intero sistema nervoso (da uno studio del dott.Robert Cole – Psicobiologo consulente dell’Università della California  – San Diego);
  2. lo Yoga stimola e massaggia gli organi interni attraverso l’esecuzione delle asanas, aumentando l’ossigenazione dei tessuti. Aumenta i livelli di emoglobina. Ad esempio le posizioni di torsione strizzano il sangue venoso dagli organi interni, facilitando l’assorbimento del sangue ossigenato.