Secondo Swami Satyananda Saraswati se ci vuole rilassante ed ottenere dalla pratica fisica delle asanas il massimo beneficio, occorre concentrarsi su qualcosa. Dirigendo la mente verso una regione specifica del corpo oppure sul respiro. si aumenta l’effetto di una particolare pratica. Spesso di utilizza come punto per la concentrazione spirituale anche uno dei chakra o centri psichici. A livello fisico i chakra sono associati ai plessi nervosi ed alle ghiandole endocrine del  corpo. I plessi (nel corpo umano ce ne sono almeno cento) sono un insieme di nervi che formano una vera e propria rete.

Gli yogi di fede buddista svilupparono 1500 anni fa uno dei primi modelli di chakra che contribuì a sviluppare la scuola dello Yoga Tantrico. La loro mappatura dei chakra ne prevedeva cinque, uno per ogni meditazione buddista.

Alcune asanas hanno un effetto particolarmente potente e benefico su una o più di queste ghiandole o plessi (Sarvangasana, la Posizione della Candelaad esempio esercita una forte pressione sulla tiroide, nella regione della gola che è associata a Vishuddhi Chakra.

La tiroide in Sarvangasana riceve un massaggio benefico che ne migliora anche la funzionalità, ma quest’effetto viene potenziato se la concentrazione è diretta a questo particolare chakra durante l’esecuzione dell’asana.

La parola chakra tradotta letteralmente significa “ruota” oppure “cerchio”, ma nel contesto yogico una miglior traduzione può essere rappresentata dalle parole “vortice” oppure “mulinello”.

I chakra rappresentano dei veri e propri vortici di energia pranica in specifiche aree del corpo che sono controllano la circolazione del prana che avvolge l’intera struttura umana, funzionando come un vero e proprio interruttore che accende certi modelli di comportamento, pensiero o reazioni emotive di cui possiamo essere inconsapevoli nella nostra vita quotidiana.

La concentrazione sui chakra durante l’esecuzione delle asanas, stimola il flusso dell’energia attraverso questi “vortici” ed ne favorisce l’attivazione.

Questa azione di “attivazione dei chakra” non è senza conseguenze.

Le aree dormienti del cervello vengono risvegliate così come le corrispondenti facoltà nel corpo fisico e mentale, consentendo all’individuo di sperimentare direttamente piani superiori di coscienza, normalmente inaccessibili.

I chakra principali sono sette (secondo il Tantra Yoga)  e sono situati lungo il percorso di sushumna, un canale energetico che scorre attraverso il centro del midollo spinale.

Sushumna origina dal perineo e termina alla sommità del capo.

I chakra sono connessi ad una rete di canali psichici chiamati nadi, che corrispondono ai nervi ma hanno una natura più sottile, venendo rappresentati simbolicamente come fiori di loto, ciascuno con un numero particolare di petali ed un colore caratteristico.

Il loto simboleggia i tre stadi attraverso i quali il praticante yoga deve passare nel corso della propria vita spirituale:

  1. ignoranza;
  2. aspirazione;
  3. illuminazione.

Il loto rappresenta la crescita spirituale dallo stato più basso di consapevolezza allo stato più elevato di coscienza.

I petali del loto, con le iscrizioni dei bija mantra (o suoni seme dell’alfabeto sanscrito) rappresentano le manifestazioni dell’energia psichica connessa con i chakra e le nadi (o canali psichici) che si diramano da essi e ad essi ritornano.

All’interno di ogni chakra vi è uno yantra (disegno geometrico) del simbolo geometrico dell’elemento e del bija mantra a cui viene associato.

E per finire all’interno dello yantra c’è un dio o una dea che lo presiede, che rappresenta aspetti particolari della coscienza, insieme con il corrispondente vahana o veicolo, sotto forma di animale che rappresenta altri aspetti psichici connessi con quel particolare centro.