Mangiare dal punto di vista yogico potrebbe essere considerato una forma di violenza. Prendiamo il nutrimento da cibi all’interno dei quali esiste la vita o da cibi nei quali una volta la vita esisteva.

Spesso però mangiamo in quantità superiore al nostro fabbisogno.

Mangiare solo ciò che è necessario consente al nostro corpo di essere in buona salute, leggero e libero da tossine.

In sanscrito esiste una parola annam che definisce il cibo.

Nelle Upanishad si legge: “..tu stai mangiando il cibo ma lui nello stesso tempo ti sta mangiando”.

Ci sono tre ragioni per ritenere vero quanto affermato nelle Upanishad:

  1. il corpo è sottoposto ad un eccessivo sforzo quando vengono ingerite eccessive quantità di cibo;
  1. l’energia che prendiamo da questo cibo provoca il nostro sistema digestivo ad essere iperattivo ed anche questa cosa ci costringe ad uno sforzo;
  1. la natura ci mette a disposizione una certa quantità di cibo e se noi ne ingeriamo di più, stiamo mangiando cibo destinato ad altri e questo sortirà un effetto negativo.

Il mangiare un boccone più del necessario significa rubare il cibo agli altri privandoli del proprio nutrimento (Dr. Shankaranarayana Jois, The Sacred Tradition of Yoga – Philosophies, Ethics and Practices For a Modern Spiritual Life, Shambala Publications, pag.88-89), e può avere effetti anche sulla durata della propria vita (o sulla qualità della stessa).

Mangiare di meno ci consente di avere un corpo più leggero ed in salute e di godere i benefici di questa condizione e, cosa molto importante, l’unione di un corpo in salute e di una vita longeva ci offre la possibilità di praticare yoga muovendoci verso la propria Realizzazione.

Il dott.Jois scrive che tranne poche eccezioni nell’India rurale, le abitudini alimentari delle popolazioni che vivono nei villaggi sono perfettamente appropriate per il proprio fabbisogno energetico, perchè non sono affette da stress e da particolari tensioni emotive.

Si godono la vita insomma senza particolari obiettivi di successo (che inevitabilmente portano all’insoddisfazione e alla frustrazione).

Al contrario le popolazioni che vivono in città che sono occupate dalla mattina alla sera nel raggiungimento dei propri successi personali, sono stressate esattamente come tutte le altre popolazioni del mondo che hanno adottato questo stile di vita.

Tentare di controllare ciò che noi mangiamo senza porre attenzione alla causa del problema è assolutamente inutile.

Il problema di ingerire troppo cibo rispetto al proprio naturale fabbisogno quotidiano se affrontato frontalmente non porta alla sua risoluzione, ma semmai al risorgere del problema sotto una nuova forma.

Una vita realmente felice calma e scandita da ritmi “umani” è la vera soluzione. Non possiamo continuare a creare forme artificiali di felicità che creano un profondo discontento nella parte più profonda di noi e che ci spingono ad abbracciare cattive abitudini alimentari e non.

Ri-allineare le nostre vite ai principi yogici di base può risolvere il problema del cibo eccessivo in modo semplice e definitivo.

Se il nostro approccio al materialismo eccessivo  è corretto e ben bilanciato,  saremo più felici e meno attratti dal cibo come mezzo di compensazione.

In poche parole saremo più soddisfatti e contenti (Tiziano Terzani parlava di “contentezza” termine estraneo o quasi alla società di oggi).

Attraverso lo yoga (ed alla sua “visione” della vita”)  assaporiamo la felicità.

Felici mangiamo di meno e mangiamo meglio.

P.S.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di 1,9 miliardi di persone in sovrappeso di cui 600 milioni di obesi (di questi 6 milioni in Italia con un impatto sul Sistema Sanitario Nazionale pari a 4,5 milioni di euro).

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