“No mental control no yoga!”

Krishnamacharya

Una delle asanas preferite dal grande maestro Krishnamacharya (1888-1989) era  virabhadrasana, la posizione del guerriero che richiede coordinazione e bilanciamento, con le varianti del piegamento in avanti, all’indietro e delle torsioni.

L’ASANA E IL SUO MITO.

Nella mitologia vedica Virabhadra era un guerriero nato da una ciocca di capelli del dio Shiva con lo scopo preciso di sconfiggere nemici di chi lo aveva creato.

L’ATTITUDINE MENTALE.

L’obiettivo principale dello yoga tradizionale è quello di portare concentrazione e stabilità alla mente. Una mente concentrata supportata da un’attitudine positiva sono requisiti vitali per realizzare efficacemente non solo virabhadrasana, ma tutte le asanas.

Quello che ci ha insegnato un maestro come Krishnamacharya è che lo yoga non riguarda solo il corpo.

Se non c’è controllo della mente non c’è yoga…” era solito ripetere.

Siccome per i bambini era difficile se non impossibile realizzare la concentrazione mentale, Krishnamacharya suggeriva di aggiungere il canto a sostegno dell’asana.

Senza la concentrazione mentale, le asanas sono solo un’esercizio fisico per il corpo e per il respiro, ma la mente vaga scollegata dal resto.

Non ci sarà nessuna possibilità di arrivare alla meditazione a queste condizioni.

Come abbiamo visto sopra questo è l’esempio di come un’asana possa suggerire  a partire dal nome, l’attitudine psicologica che la debba accompagnare nella pratica.

A.G. Mohan nella sua biografia Krishnamacharya, His Life and teachings, (Shambala) scrive che il maestro indicava che lo stato mentale con il quale si dovesse eseguire l’asana non fosse quello di sentirsi in battaglia, ma quello di pensare di essere un uccello, in ossequio alla tradizione devozionale del Vaishnavismo (una delle principali tradizioni in cui la realtà suprema prende il nome di Krishna) nel quale il principale devoto del divino nella forma del Signore Narajana è rappresentato da un’aquila chiamata Garuda.

Krishnamacharya era solito dire a quello che sarebbe diventato il suo biografo: “ricordati che sei al servizio del Divino, come sollevi le braccia e abbassi lo sguardo, senti che sei al di sopra del mondo e ai suoi problemi, ma sei vicino al Divino, mentre porti le braccia al fianco con le palme rivolte verso l’alto senti che i piedi del Divino si appoggiano sulle tue mani”.

E quando A.G. Mohan chiese al suo maestro cosa fare se un allievo non fosse sorretto dal dono della fede, la risposta che ottenne fu che “l’immagine è preziosa, invece di pensare al Divino, l’allievo penserà di non avere nessuna paura e nessuna preoccupazione riguardo il futuro o di non sentire nessun peso derivante dal passato, sorvolando sulle preoccupazioni terrene”.