La parola sanscrita bandha significa tenere, stringere o chiudere.
Queste definizioni descrivono con esattezza l’azione fisica che viene richiesta nella pratica dei bandha e il loro effetto sul corpo pranico.

Lo scopo dei bandha è quello di bloccare i prana in particolare aree del corpo e di dirigerne il flusso nel canale energetico centrale chiamato sushumna nadi per favorire il risveglio spirituale.

Inizialmente i bandha erano classificati come parte dei mudra ed erano trasmessi oralmente dal guru al discepolo.

I bandha inizialmente dovrebbero essere praticati individualmente e solo dopo possono essere uniti proficuamente ai mudra ed alle pratiche di pranayama (Swami Satyananda Saraswati – Asana, Pranayama Mudra Bandha, Yoga Publications, 2011).
In realtà sono quattro i bandha:

– jalandhara
– mula
– uddiyana
– maha che racchiude i primi tre.

IL PROBLEMA DEI NODI (PSICHICI).

I nodi psichici impediscono il libero flusso di prana lungo il canale energetico centrale (sushumna nadi) bloccando il risveglio dei chakra e l’ascesa della kundalini.

I primi tre bandha agiscono direttamente sui tre granthi o nodi psichici.

1) Jalandhara Bandha è associato a rudra granti (legato all’istinto di sopravvivenza, al bisogno di procreare e al desiderio, alla conoscenza e alla consapevolezza profonde e istintive). Se si supera questo nodo si va oltre la propria individualità, lasciandosi alle spalle l’identificazione del vecchio ego.

2) Uddiyana Bandha a vishnu granti (associato a manipura e anahata chakra, due chakra collegati al nutrimento degli aspetti fisici, emozionali e mentali dell’esistenza umana). Se si supera questo nodo non si è vincolati agli attaccamenti fisici, mentali ed emozionali superando le avversità personali.

3) Mula Bandha a brahma granti (associato con vishuddi e agya chakra) Se si supera questo nodo la kundalini può risalire e non ristagnare verso il basso richiamata dalle attrazioni e dai modelli istintivi della personalità.