La tristezza non prevale su me

col canto la tengo lontana…

(Battiato, Aspettando l’Estate, Il Vuoto, 2007).

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La parola kirtan ha differenti significati. Può essere tradotta con “raccontare, enumerare o descrivere” e prende origine dal periodo vedico dove veniva tradotta con anukirtana o anukriti che significa “rivelare”. Gli anukirtanas avrebbero rivelato gli antichi inni vedici. Anticamente nell’era pre-vedica, gli insegnamenti venivano tramandati attraverso il sanscrito parlato fino a che i Veda (conoscenza) assunsero forma scritta per mezzo di saggi e studiosi.

L’antica lingua sanscrita è sia matematica che vibrazionale, il che significa che ogni lettera, sillaba o parola possiedono un significato ed un effetto specifico quando le si pronuncia ad alta voce.

Il sanscrito (sorgente non solo dei mantra, ma anche degli oggetti del creato) è spesso considerato come un linguaggio cerimoniale e religioso e viene considerato come “linguaggio del divino”, quel “linguaggio perfetto”, la cui pronuncia corretta di ogni parola, crea una vibrazione in tutto l’universo, capace di mettere in contatto la mente subconscia con l’universo che ci circonda.

Il kirtan è un aspetto importante dello yoga che attraverso il canto divino (sostenuto dall’harmonium, dalle percussioni e dal battito ritmico delle mani) tende a diminuire l’inquietudine, l’ansia allentando le tensioni, ma sopratutto attraverso la vibrazione sonora costituisce un mezzo per oltrepassare le barriere della mente.

MEDICINA PER L’ANIMA E MUSICA PER LA MENTE

Non si pensi al kirtan come ad un canto devozionale riservato a coloro che sono perfettamente intonati, ma a tutti coloro i quali hanno capacità di emettere suoni vocali siano essi rispettosi o meno della tonalità.

Una voce che canta permette all’emozione di liberarsi e questo è un’aspetto che nel mondo moderno assume un’importanza fondamentale. I vari canti o i vari mantra possono essere considerati una vera e propria “medicina per l’anima”.

La radice di man della parola mantra significa pensare, mentre la seconda sillaba tra significa “proteggere o liberare”.

Nella tradizione hindu e tibetana il mantra porta al risveglio della coscienza.

IL KIRTAN NEL MONDO MODERNO

E’ innegabile che ci sia qualche contrasto di vedute tra gli yogi antichi e moderni riguardo ciò che è “giusto oppure sbagliato”, ma se lo yoga è autenticità, cosa importa se un canto è aderente alla tradizione oppure no?

Alanna Kaivalya nel suo libro Sacred Sound Discovering the Myth & Meaning of Mantra & Kirtan, afferma come le moderne forme di kirtan anche se non propriamente tradizionali,  vadano rispettate purchè mantengano il legame con la grande tradizione dalla quale provengono.

Deva Premal è forse l’artista maggiormente conosciuto per aver portato il kirtan nel mondo occidentale, così come Krishna Das, Donna De Lory e David Newman.

Il primo musicista (vedi articolo di lotoyoga.it del 19/06 Mahatma Beat) ad introdurre il canto devozionale in Occidente è stato Sir George Harrison con My Sweet Lord, oltre ad aprire il sound dei Beatles a contaminazioni con la musica indiana (Harrison suonava il sitar già in Rubber Soul del 1965).

Nel 1982 George Harrison in un’intervista a Mukunda Goswami disse che “…la risposta che deriva dal canto è in forma di beatitudine o felicità spirituale, che è un gusto molto più alto di qualsiasi felicità trovata qui nel mondo materiale…”.

L’energia creata dalle diverse voci, dai differenti corpi e dalle menti di coloro i quali condividono l’esperienza del kirtan tutti insieme è sufficiente a capire quanto sia vera l’affermazione di “medicina per l’anima”.

Mantra e kirtan sono veramente una parte meravigliosa di tutto lo yoga e riunirsi insieme agli altri per cantare porta ad una dimensione completamente nuova una pratica, quella dello yoga,  che va ben oltre i confini del tappetino.