“La mia vita non è stata che una serie di tragedie esteriori e se queste non hanno lasciato in me alcuna traccia visibile, indelebile, lo devo all’insegnamento della Bhagavad-gita.” (Mahatma Gandhi).

Qualche giorno fa ho rivisto su YouTube una bella intervista di Franco Battiato al compianto  Claudio Rocchi su RAI DOC. La mia passione per la musica mi porta spesso a cercare in rete interviste rare ai miei eroi musicali. In quell’intervista con grande umiltà Battiato veste i  panni dell’intervistatore e lascia parlare a ruota libera Claudio Rocchi, che all’inizio degli Anni ’70 faceva parte di quel gruppo di musicisti riconducibile al rock progressivo italiano di cui anche Battiato (fino alla fine degli anni 70) faceva parte.

Rocchi (musicista e produttore radiofonico)  parlava del proprio percorso spirituale che lo portò ad abbandonare il mondo della musica, per intraprendere il cammino del Bhakti Yoga, aderendo nel 1979 al Movimento Hare Krishna e poi fondando Radio Krishna Centrale.

Lo spunto offerto da quell’intervista, mi ha spinto ad approfondire il concetto di Bhakti Yoga, in cui lo Yoga non è ridotto ad un semplice esercizio fisico, ma indica la connessione con il Supremo attraverso quello strumento chiamato devozione. Il Bhakti Yoga per dirlo con le parole dello stesso Rocchi nel contesto di quell’intervista: “è l’idea di agire in modo non interessato, per non creare continui ritorni karmici…interrompere l’azione interessata è la via del Bhakti Yoga”.

Negli ultimi anni la pratica dello yoga è letteralmente dilagata come fenomeno legato al fitness nelle palestre, indirizzando la pratica verso l’unico obiettivo del raggiungimento del benessere fisico, che però costituisce solo una parte del percorso finalizzato alla realizzazione spirituale.

La Bhagavad Gita (il Vangelo dell’India) strutturata in 700 versi, inserita nel Mahabharata, nel capitolo 12 introduce il concetto del Bhakti Yoga che si può praticare attraverso varie attività che includono la meditazione sui mantra attraverso il canto dei nomi di Dio (utilizzando un rosario detto mala formato da 108 perline), accompagnata alla musica (vengono utilizzati strumenti musicali come harmonium, percussioni, cembali, chitarra e il battito delle mani).

Questa pratica viene chiamata kirtan (in cui vengono utilizzati brevi mantra scritti in sanscrito). Nel kirtan la vibrazione sonora prodotta dalla recita dei mantra, viene utilizzata per oltrepassare la barriera della mente, facendo avanzare il praticante in uno spazio più profondo del Sè, in uno spazio di pace e di beatitudine e di unità con il Tutto.

Swami Satyananda Saraswati ebbe ad affermare che “cantando i kirtan diventi capace di ritirare te stesso dal tuo corpo e dal tuo ambiente esterno. Nel Raja Yoga devi lottare con la mente, ma nei kirtan oltrepassi la mente”.

La condotta del devoto prevede anche lo studio della Bhagavad Gita e dello Srimad-Bhagavatam, oltre ad adottare uno stile di vita improntato ai principi di veridicità, misericordia, austerità e pulizia.

Il Capitolo 12 della Bhagavad Gita.

Coloro che, fissando le loro menti su di Me, Mi adorano stando sempre uniti a Me con intensa fede e devozione suprema, Io li considero i perfetti conoscitori dello yoga.” (Bhagavad Gita, XII, 26)”.

I principi regolatori (vidhi) che ispirano la condotta del Bhakti Yoga:

1) recitare il mantra Hare Krishna, 16 giri di 108 grani al giorno (tempo occorrente: da 90 a 120 minuti circa);

2) leggere i testi raccomandati (Bhagavad-gita, ecc.), consigliati almeno 60 minuti al giorno (meglio di piu’);

3) nutrirsi solo di cibo vegetariano “spirituale” (cioe’ offerto a Dio);

4) non mangiare carne, pesce, uova od altri alimenti sconsigliati (aglio, cipolle e funghi ad esempio);

6) non dedicarsi al sesso illecito;

7) non giocare d’azzardo, non dedicarsi a speculazioni mentali o intellettuali non necessarie.