E’ veramente difficile mantenere la mente calma di fronte allo stress della vita quotidiana ed alle notizie che ci bombardano 24H su 24H sin dal mattino: dall’intreccio della politica con il mondo degli affari, alla disoccupazione (giovanile e non), alle peggiori oscenità che la mente umana possa concepire, il quadro è veramente desolante e lascia davvero sgomenti.

Molti si rifiutano letteralmente di leggere i notiziari (sia on-line che off-line) per evitare l’impatto con la nausea. Questo conflitto lo si sente ancora più immediato quando subiamo in prima persona un’ingiustizia: l’auto che si è rotta, una cartella dell’Agenzia delle Entrate che abbiamo ricevuto nella mail il venerdì pomeriggio (quando oramai pensavamo di essere entrati nel tanto sospirato weekend), il portafoglio che abbiamo dimenticato da qualche parte. 

Lo Yoga risponde a questo problema con Upeksha (non attaccamento) che è il quarto dei brahmavihara, ovvero le qualità di un amore vero, autentico e incondizionato.

Potremmo tradurre Upeksha con equanimità, che vuol dire serenità o imparzialità nell’assumere una posizione o un giudizio.

Quando coltiviamo l’equanimità ci lasciamo alle spalle il mondo dell’ignoranza e siamo più motivati a migliorare le cose.

Alcuni commentatori degli Yoga Sutra traducono Upeksha come “indifferenza” di fronte alle azioni dannose e immorali altrui. In realtà Upeksha corrisponde ad uno stato di apertura mentale che consente una risposta equilibrata e chiara a tutte le situazioni, piuttosto che reagire in maniera sconsiderata come vittime del gioco delle emozioni.

Upeksha non deve essere considerata come indifferenza per la sofferenza degli altri, nè uno stato di passiva neutralità Tutt’altro. Significa invece che ci prendiamo cura preoccupandoci profondamente di tutti gli esseri umani in maniera equilibrata ed uniforme. 

Sottolineo la parola equilibrio, visto che oggi assistiamo a comportamenti che sembrano esserne del tutto privi: nel lavoro e nelle relazioni sociali ed affettive. Un cuore equilibrato non è un cuore insensibile, ma è invece un cuore che è in grado di sperimentare la gioia, senza attaccarsi al piacere.

E’ un cuore che prova dolore senza condannare o odiare, capace di rimanere aperto alle esperienze con presenza neutra. L’equanimità (Upeksha) è una “quiete della mente spaziosa” all’interno della quale possiamo rimanere in contatto con gli altri e connessi a tutto ciò che ci accade intorno, pur rimanendo liberi dai morsi dell’abitudine condizionata di afferrare tutto ciò che è piacevole e respingere con forza tutto ciò che è spiacevole.

UN ESERCIZIO PRATICO

Un modo per sperimentare l’equanimità passa attraverso la meditazione mindfulness .  Invece di portare e fissare l’attenzione su un singolo oggetto, prendi consapevolezza del cambiamento degli oggetti della percezione. La meditazione mindfulness è come un proiettore che rivolge la consapevolezza sull’intero campo dell’esperienza, incluse le sensazioni, le emozioni ed i pensieri così come essi sorgono e si spengono nel continuo flusso che caratterizza l’esperienza umana del corpo-mente.

La meditazione mindfulness ti consente di assistere all’intero processo di svolgimento di creazione dei pensieri, senza rimanere intrappolati nelle sabbie mobili delle reazioni e soprattutto senza identificazione con le sensazioni, con le emozioni e con i pensieri.

La meditazione mindfulness modifica la relazione con il corpo-mente. I pensieri continueranno a sorgere incessantemente (la mente ne genera in continuazione svolgendo il proprio lavoro molto professionalmente), ma non ne verrai spazzata via.

Swami Satchidananda diceva spesso: “non puoi fermare le onde, ma puoi imparare a navigare!”.

LA STORIA DEL CONTADINO DI SUO FIGLIO E DEL CAVALLO

C’è una storia che illustra bene la saggezza di quello stato d’animo chiamato equanimità.

C’era una volta un contadino il cui bene più prezioso era rappresentato da un cavallo che era tutto ciò che possedeva oltre alla fattoria. Un giorno il cavallo fuggì dalla stalla. Tutti i suoi compaesani si commiseravano con lui: “Oh che terribile disgrazia! Sei caduto in povertà. Ora non potrai più tirare l’aratro…

Il contadino rispose: “Non so se io sia stato sfortunato oppure no. Quello che so è che il mio cavallo non c’è più”.

Qualche giorno dopo il cavallo fece ritorno alla fattoria seguito da altri sei cavalli, stalloni e giumente. I compaesani si complimentarono con il contadino: “Che colpo di fortuna! Sei diventato ricco! Ora possiedi sette cavalli”!

Il contadino nuovamente rispose: “Tutto quel che posso dire è che ora ho sette cavalli nella mia stalla”.

Qualche giorno dopo il figlio del contadino che stava cercando di domare uno degli stalloni, venne gettato a terra e cadendo violentemente a terra, si ruppe una gamba.

Tutti i compaesani in coro piansero il destino del contadino: “Oh che terribile sfortuna!. Tuo figlio ridotto in queste condizioni non potrà aiutarti con il raccolto…”

Il contadino rispose: “Non so se sia una disgrazia oppure no. So solo che mio figlio ha una gamba rotta”.

Dopo una settimana l’esercito attraversava la città e reclutando con la forza tutti i giovani per affrontare una guerra. Tutti i giovani vennero presi tranne il figlio del contadino immobilizzato a letto con una gamba rotta.

IN CONCLUSIONE

Il fatto è che non puoi sapere cosa cambierà nella vita e quali saranno le conseguenze finali. L’equanimità è aperta al mistero delle cose: la natura inconoscibile e incontrollabile delle cose così come sono.

Nell’accettazione delle cose così come sono si trovano pace e libertà proprio in mezzo a tutte le avversità ed alle circostanze spiacevoli in cui ci troviamo. Quando ci apriamo alla verità rappresentata dal fatto che ci sono pochissime cose che possiamo controllare, impariamo a lasciar andare. Coltivare le qualità di gentilezza, compassione e gioia apre il tuo cuore agli altri.

Quando si coltivano gli altri tre brahmavihara: metta (l’amichevole gentilezza verso il prossimo), karuna (la risposta compassionevole di fronte alla sofferenza altrui) e mudita (la gioia della felicità e del successo degli altri), sarà l’equanimità (Upeksha) che alla fine ti permetterà di espandere veramente la tua capacità di sperimentare l’amore sconfinato anche per coloro i quali sono al di fuori della tua cerchia immediata di amici e familiari, permettendo al tuo cuore di aprirsi e di abbracciare tutti gli esseri.