Lo Yoga e il basket

sembrano essere apparentemente agli antipodi. Solo in apparenza però, visto che come come ha scritto Vittorio Mattioli preparatore atletico della Fortitudo Bologna e della Nazionale “le tecniche introdotte dallo Yoga incidono positivamente sulla capacità di ottimizzazione dei tempi di recupero da qualsiasi genere di stress (ad esempio quello indotto dalla permanenza in posizione seduta del giocatore durante gli spostamenti per le trasferte). Le tecniche dell’Ashtanga Yoga possono essere utilizzate come parte integrante del riscaldamento in quanto preparano il corpo velocemente ad ogni tipo di lavoro tecnico individuale e di squadra. Le tecniche dell’Ashtanga Yoga sono capaci di portare velocemente ad un innalzamento della temperatura del corpo, partendo dagli organi interni, muscoli lisci e muscoli volontari rendendo velocemente le strutture muscolari pronte a esercitazioni intense. Parallelamente a questo, il sistema nervoso si predispone all’innalzamento di alcune produzioni ormonali utili a prestazioni di intensità elevata e di alti livelli di concentrazione.”

Oramai molti giocatori dell’ NBA (la lega professionistica americana di basket) praticano Yoga facendosi seguire da un istruttore privato. Sono lontani i tempi in cui il solo Kareem Abdul-Jabbar (stella dei Lakers sia negli anni Settanta che Ottanta) poteva essere considerata l’unica stella del basket americano a praticare l’antica disciplina indiana basata sulle asanas (posizioni) e sul pranayama (esercizi di respiro). Grazie al lavoro infaticabile e prezioso di Kent Katich (insegnante tra gli altri di Kevin Love dei Cleveland Cavaliers) molti atleti hanno iniziato seriamente a praticare. Katich in un’intervista ha fatto notare come tra i giocatori NBA sia diffuso l’atteggiamento di frustrazione che emerge in partita: “la prima cosa che fanno – dice Katich – è perdere il controllo del respiro e la seconda è commettere un fallo”.

A livello di coach il grande Phil Jackson (assolutamente da leggere la sua straordinaria autobiografia Eleven Rings – Undici Anelli, Libreria dello Sport, 2013) era solito lavorare anche sulla mente dei suoi Chicago Bulls: “un altro mezzo (oltre al fatto di interessarsi ai giocatori come individui regalando loro dei libri) con cui cercavo di farli andare oltre il proprio naso, era invitare degli esperti per insegnare Yoga e tai chi e altre tecniche di apertura mentale”.

Vediamo quali sono i quattro benefici che lo Yoga può apportare ad un giocatore di basket.

 

1.AUMENTA LA CONCENTRAZIONE

Un elemento fondamentale dello Yoga è quello di imparare a controllare il respiro e diventare consapevole della propria respirazione. Mantenersi concentrati sul respiro (nello Yoga si dice “essere in uno col proprio respiro”) aumenta la consapevolezza del compito che in quel momento il giocatore sta svolgendo sul parquet, ma che diventa parte della sua vita anche al di fuori dello stesso. Quando l’arbitro gli fischia un fallo, quando il suo tiro sbatte sul ferro ed esce, il giocatore che è padrone del proprio respiro è maggiormente facilitato a rimanere in quella che i coach della mindfulness definiscono come “la zona”. Un coach come George Mumford che ha affiancato Phil Jackson quando questi allenava i Chicago Bulls ha scritto: “qualsiasi cosa è un gioco interiore. La prestazione ottimale inizia nelle mente. Ciò che è dentro la mente determina il livello della prestazione. Lo spazio centrale tra stimolo e risposta è come l’occhio di un ciclone.  La pratica regolare della mindfulness ci riporta in questo spazio centrale, quanto più pratichiamo tanto più è facile ritornare in questo luogo. Prima di iniziare l’allenamento dedica 5 minuti alla meditazione, portando la consapevolezza sullo spazio tra lo stimolo e la risposta. Interrompi quello che stavi facendo e dirigi l’attenzione verso la respirazione. Rimani nel centro calmo. Rispondi dall’occhio del ciclone, invece di reagire dal caos della tempesta”. (La mentalità vincente, Giunti, 2017).

2.ALLUNGA E  RAFFORZA I MUSCOLI

Lo Yoga lavora sia sull’allungamento che sul rafforzamento dei muscoli. Molte posizioni Yoga (come la Posizione della Montagna – Tadasana) allungano la colonna vertebrale, creando spazio tra le vertebre, allungando i muscoli addominali (oltre a rinforzarli) e migliora la postura, producendo come risultato l’aumento di altezza dell’atleta. Nessuna magia o strani effetti esoterici: la pratica dello Yoga lavora a fondo sulla postura. Lo Yoga aiuta il corpo allungando e rinforzandone i muscoli. I tessuti elastici e flessibili sono meno inclini a subire lesioni rispetto a quelli rigidi. Inoltre lo Yoga aumenta la consapevolezza del proprio corpo aiutando l’atleta ad ottenere una maggior consapevolezza sul suo funzionamento, nell’ottica della prevenzione degli infortuni. L’atleta grazie allo Yoga diventa maggiormente sensibile ai piccoli segnali di cambiamento che vengono lanciati dal suo corpo e sarà maggiormente disposto ad affrontarli prima che diventino dei problemi veri e propri. Nell’esecuzione delle asanas (posizioni) si porta l’attenzione sui segnali del corpo e il praticante osserva come reagisce di fronte ad essi. 

Senza giudicare e soprattutto senza giudicarsi. Il giudizio che il Sè 1 (la mente) fa della prestazione del Sè 2 (il corpo che sa già tutto) secondo il grande coach Timothy  Gallway (Il Gioco Interiore nel Tennis, Ultra, 2013) è alla base di prestazioni sotto il livello del proprio potenziale. Lo Yoga insegna soprattutto a non emettere giudizi su di sè durante la pratica. Lo Yoga attraverso la consapevolezza sul respiro porta l’attenzione del giocatore (e più in generale del praticante) sul momento presente (sul “qui o ora” del monaco zen), senza giudicare come se la propria vita dipendesse da questo. 

3.APRE  LE ANCHE 

Alcune asana dello Yoga (Virabhadrasana 2, Happy Baby e Reclining Pigeon) lavorano in profondità per l’apertura delle anche. Il giocatore di basket ha la necessità di cambiare direzione in una frazione di secondo rimanendo davanti all’avversario. Virabhadranasana 2 è una posizione efficace anche per mantenere la fluidità nei fianchi. Virabhadrasana 2 è efficace anche per l’apertura della zona inguinale interessando gli adduttori.

4.RAFFORZA LE CAVIGLIE

Lo Yoga viene praticato normalmente a piedi nudi Questo particolare non è di secondaria importanza per il giocatore di basket abituato ad utilizzare scarpe pesanti e a fare il taping delle caviglie. La pratica Yoga rafforza caviglie, archi, metatarso (ossa dei piedi) e i muscoli propriocettivi (che aiutano a mantenere l’equilibrio) nelle gambe, migliorando la forza e la mobilità, rendendo il giocatore più leggero sui piedi.

nella foto: Kevin Love (a destra) esegue Virabhadrasana 1 sotto lo sguardo attento dell’insegnante Yoga Kent Katich

 

LA MENTE E’ TUTTO (NON SOLO PER IL GIOCATORE DI BASKET).

Scrive George Mumford (op.cit): “la mente può confonderci e illuderci, quando è piena di emozioni e di pensieri ci porta fuori dal flusso. Se mentre stiamo giocando pensiamo alla lite del giorno prima con un compagno di squadra oppure ci preoccupiamo di chi è presente sugli spalti tra il pubblico, è molto probabile non solo che si perderà il ritmo-partita, ma anche che sbaglieremo il tiro libero. Se qualcuno ci parla, ma noi siamo con la mente altrove, non ci sarà nè comunicazione, nè connessione”.

In fondo siamo un pò tutti giocatori in questa meravigliosa (e a volte durissima) partita che è la vita.