Nella meditazione è fondamentale sedersi in maniera corretta come scriveva il grande e insuperato Maestro Swami Satyananda Saraswati.

Quali sono allora le asanas che ci aiutano la meditazione?

Queste domande sorgono spontanee a chi osserva come spesso nelle sessioni di meditazione molti degli allievi presenti in sala, si appoggino al muro o facciano ricorso ad una sedia.

YOGA CHITTA VRITTI NIRODHAH

Il fine ultimo del Raja Yoga è quello di fare cessare le fluttuazioni della mente.

Lo schema base della lezione moderna di yoga (sia nei centri specializzati che nelle palestre) prevede una durata di 60/90 minuti in cui l’insegnante mostra agli allievi quelle asanas (posizioni) spesso collegate agli esercizi di respiro.

Queste lezioni possono avere diversa natura e ispirazione tematica.

Possono essere atletiche, dinamiche, divertenti, lente, con o senza supporto musicale, facili, difficoltose, noiose, super-gentili oppure super-rigorose.

Nell’era moderna abbiamo creato tanti modi di fare yoga capaci di rivelare all’allievo che lo yoga è molto di più rispetto a queste pratiche fisiche (comunque fondamentali).

Negli Yoga Sutra, Patanjali delinea lo yoga come la “cessazione delle fluttuazioni della mente”, prendendo in considerazione passo dopo passo le otto membra dello yoga: yamas, niyama, asana, pranayama, pratyahara, dharana, dhyana e samadhi.

La domande che dobbiamo porci sono le seguenti:

Le asanas e gli esercizi di pranayama che facciamo a casa oppure a lezione sono in grado di infonderci quella forza morale e fisica necessarie per la meditazione?

Sono capaci di supportarci se vogliamo progredire nel nostro percorso yogico?

ASANA LA TUA SEDIA

Asana è una parola sanscrita che significa sedersi. Negli Yoga Sutra la parola asana viene menzionata solo una volta però: “la postura deve essere comoda e confortevole” (2.46  sthira sukkham asanam).

Patanjali ha avuto (relativamente) poco da dire riguardo alle asanas, lasciandoci solamente tre sutra, costituiti da un totale di otto parole, molto importanti. In sostanza Patanjali ci dice che la nostra posizione nella quale meditare dovrebbe essere comoda (sthira) e confortevole (sukkha). Nell’interpretazione moderna si potrebbe dire che ogni postura che noi eseguiamo sia sul tappetino che fuori dallo stesso deve essere comoda e confortevole.

Cosa ci aiuta ad essere più comodi e confortevoli sia sopra che al di fuori del tappetino?

Il respiro!

Diventare una cosa intima con il respiro ci darà l’esatta misura di come stiamo (lenti, veloci, rapidi, costanti, incostanti o tesi).

Le asanas e le tecniche case di respirazione (pranayama) sono strumenti necessari per progredire nel nostro cammino yogico e per far cessare le fluttuazioni della mente.

DUE ASPETTI CHIAVE

Sono due i fattori fisici che devono essere presi in considerazione per il meditatore del tempi moderni:

1.  LA SPINA DORSALE

A causa dello stile di vita che conduciamo e delle posture ad esso correlate, la curva convessa della parte superiore della schiena è diventata molto accentuata (seduti davanti al computer, alla guida dell’auto, guardando la tv).

Questa accentuazione ha come effetto quello di portare la testa in avanti e di conseguenza diventa più difficile per molti di noi sedersi con la schiena dritta e meditare se privi di supporti.

I muscoli che sorreggono la nostra colonna vertebrale sono caricati di extra-lavoro se vogliono portarci in una posizione che dovrebbe essere quella naturale.

2. I FIANCHI

I fianchi e le ginocchia sono altri due importanti fattori da considerare riguardo la postura per la meditazione, specificatamente di quanti gradi possono ruotare internamente o esternamente sulla base delle forma, della posizione delle nostre ossa e del grado di elasticità dei tessuti molli (muscoli, legamenti e fascia).

Questi fattori combinati con la postura seduta che assumiamo in meditazione, andranno ad influire sulla fermezza, sulla comodità e sulla facilità di quando ci sediamo in posizione per meditare.