Si sente spesso di storie di persone che hanno “fatto amicizia con il dolore”.

Come possiamo utilizzare gli insegnamenti dello yoga per sopportare il dolore e impedirgli di dominare e condizionare la nostra vita?

Sono le vicissitudini della vita che li hanno costretti ad affrontare una sfida dura: quella di combattere il dolore ogni giorno.

Ci sono persone che soffrono di dolori cronici nelle più svariate forme.

Queste persone ci insegnano che possiamo imparare a controllare la nostra reazione al dolore, scoprendo che non è più in grado di guidare la nostra vita.

DOLORE SENZA ATTACCAMENTO

Quando si sperimenta fisicamente il dolore, la mente può dare una risposta tipo: “non andrà mai via”, oppure “potrà solo peggiorare”.

Lo yoga parla di abhinivesha, come sensazione di paura che si sviluppa in questi casi prima, durante e dopo il dolore, i quali generano una repulsione o avversione che si chiama dvesha. Il pensiero del dolore e delle sue conseguenze si radicano profondamente nella mente, condizionando ogni aspetto della vita, del lavoro, della vita di relazione e della pace interiore.

Secondo gli Yoga Sutra di Patanjali, la paura e l’avversione sono due dei cinque kleshas (afflizioni) capaci di disturbare la mente.

Se riusciamo a controllare la paura e l’avversione e capire cosa le innescano, possiamo sperimentare l’esperienza del dolore senza attaccarci a come ci fa sentire.

Ma cosa vuol dire “dolore senza attaccamento”?

La tendenza dell’essere umano è quella di attaccarsi agli oggetti, alle persone e a situazioni che procurano felicità, ma l’attaccamento a cose che non ci piacciono può essere altrettanto forte.

Avversione ed attrazione in fondo sono due lati della stessa medaglia.

Lo Yoga può insegnarci come sperimentare e riconoscere entrambi nello stesso modo.

LA LEGGE DEL KARMA COME SI CONNETTE AL DOLORE E ALLA SOFFERENZA

Il dolore e la sofferenza in sanscrito vengono tradotti come dukham.

Fino a che saremo legati al ciclo della nascita e della morte sperimenteremo dukham.

Nella filosofia dello yoga dukham non si riferisce ai momenti di tristezza, ma alla sofferenza legata al fatto di non riconoscere ciò che è reale da ciò che è irreale, ciò che è permanente da ciò che è impermanente.

Ad un livello più sottile è l’incapacità di distinguere tra la mente, il corpo, i sensi (Prakriti) e la coscienza pura (atman).

La coscienza pura non sperimenta niente, nè dolore nè gioia. Rimane inalterata da questa dualità.

Secondo la legge del karma (causa-effetto), noi siamo chiamati a sperimentare in questa vita i “frutti” e le conseguenze delle nostra azioni passate, presenti e future.

I Veda descrivono questi tre tipi di karma:

  1. Sanchita : è il karma accumulato per le azioni compiute in passato.
  2. Prarabdha : il karma responsabile dello stato in cui si trovano attualmente il corpo e la mente e delle situazioni in cui ci troviamo attualmente. Questo karma oltre al precedente non può essere modificato o evitato, dovendo essere sperimentato (pensiamo ad esempio al dover pagare un debito di qualunque natura esso sia).
  3. Kryamana (Agami): è il karma che si riferisce ad opere che saranno create in futuro.

Questo è l’unico karma che abbiamo il potere di influenzare.

HEYAM DUHKAM ANAGATAM: IL DOLORE FUTURO E’ EVITABILE

Questo è uno dei più importanti anche se più semplici sutra degli Yoga Sutra di Patanjali. Ci dà un senso di speranza, nel senso che non importa quello che stiamo vivendo adesso, perchè domani potrebbe essere migliore.

Dobbiamo passare nel dolore oggi, ma possiamo evitare la sofferenza che verrà ripensando le nostre azioni future. In un certo senso lo yoga ci offre la forza fisica e mentale per affrontare il dolore attuale, agendo dall’interno senza necessità di ricorrere a risorse esterne.

Un esempio concreto può essere quello rappresentato dal concentrarci sul respiro e in particolar modo sulla fase dell’espirazione mantenuta più a lungo.

A seconda del tipo di dolore una pratica di yoga molto lenta oppure una sessione di Yin potrà essere la soluzione migliore per alleviarlo.

ALLENARE LA MENTE

Possiamo allenare la mente a reagire diversamente al dolore.

Attraverso il Pranayama e la meditazione possiamo ridurre lo stress emotivo che può accompagnare il dolore fisico.

Infine occorre focalizzare la propria energia su qualsiasi cosa positiva e concentrarsi intensamente su ciò che si sta facendo è un altro modo molto semplice per alleviare il dolore.

Se si sta leggendo un libro, facendo del giardinaggio oppure ascoltando musica, essere presenti all’attività che si sta compiendo, costituisce una forma di meditazione capace di creare uno stato d’animo positivo e tranquillo (citta prasadanam).