L’ego è un bel problema.

“Non c’è un cappio più stretto dell’illusione, nessuna forza più forte dello yoga, nessun amico più grande della conoscenza, nessun nemico più grande dell’ego”. (Gheranda Samitha)

L’ego non è esattamente l’amico preferito dello Yoga già dai tempi di Patanjali, che lo considerava come il secondo klesa, ovvero la causa scatenante delle afflizioni dell’animo umano (sutra II.6), il cui superamento è uno degli obiettivi principali della pratica.

“Se conosci il nemico e conosci te stesso la tua vittoria è sicura…”, scriveva Lao Tzu nell’Arte della Guerra.

Ma che cos’è l’ego?

Dal punto di vista della psicanalisi la parola Ego deriva dal latino e significa letteralmente “io”, per cui rappresenta generalmente la propria persona e la coscienza di essere chi siamo. Si tratta di un termine di uso psicoanalitico: l’ego costituisce una delle tre topiche con le quali Sigmund Freud, il fondatore della psicoanalisi, divideva le funzioni psichiche, Es Ego e Super-Ego. Secondo questa divisione, l’Es è l’istinto, l’Ego (Io) è la dimensione cosciente e razionale della mente, mentre il Super Ego (Super Io) è l’istanza psichica che controlla il comportamento morale e i doveri. L’Io cercherebbe di bilanciarsi costantemente fra le pressioni del Super Io e quelle dell’Es, che comprende desideri e paure inconsce.

Sempre secondo la psicoanalisi classica, un sano bilanciamento dovrebbe poggiarsi maggiormente sui precetti del Super Ego, e quindi su regole e norme apprese. Altre teorie psicologiche, ad esempio quella proposta da Carl Gustav Jung, si discostano da questa interpretazione, preferendo parlare del Sé, ovvero della psiche totale, che comprende l’Io-coscienza e l’inconscio. Questa proposta non pone L’Ego o Io al centro della psiche, ma lo considera come facente parte di un tutto più vasto, nel quale un ruolo preponderante per il nostro funzionamento psichico è attribuito all’inconscio.

Ma l’ego esiste davvero nel cervello ?

L’ego ha un “posto” nel cervello?

Il termine ego coincide con una funzione psichica; detto questo, esiste una zona cerebrale espressamente dedicata a tale funzione?

Alcuni ricercatori di neuroscienze credono di sì e hanno osservato una connessione fra l’attività mentale autoreferenziale e la corteccia prefrontale mediale, che si trova nella parte anteriore del lobo frontale. Esisterebbe quindi una zona del cervello che si attiva primariamente quando ci riferiamo al nostro Ego con parole e pensieri. in ogni caso, la naturale sede dell’Ego o io cosciente si trova nella neocorteccia, la zona di più recente sviluppo del cervello. Il cervello antico è invece quello che si “occupa” degli istinti e dei bisogni primari dell’uomo: non sorprende pertanto che la civiltà contemporanea spesso esalti il primo cervello (e quindi la razionalità) a scapito del secondo: per questo si parla spesso di Ipertrofia dell’Io, ovvero dell’importanza eccessiva che spesso si attribuisce a questa finzione, relegando sullo sfondo emozioni e istinti.

Gli Yoga Sutra affermano che quando sperimentiamo Avidya (ignoranza), confondiamo il nostro vero sè (l’essenza più pura) con l’ego.

Il risultato è sperimentare l’illusione (Maya), in cui si è letteralmente travolti senza sosta dalla tempesta della mente. Detto questo, non è facile per niente osservare i pensieri come sorgono e come se ne vanno, senza cedere all’identificazione.

UNA PRATICA POSSIBILE.

1) ritagliati uno spazio di dieci minuti al giorno;

2) siediti in un luogo tranquillo (con il cellulare spento, pensa che fino ai primi anni novanta la gente è sopravvissuta senza cellulari, internet e social);

3) chiudi gli occhi (per evitare che la Prakriti, ovvero il mondo materiale) ti distragga;

4) inizia ad osservare il respiro, la lunghezza e la profondità dell’inspirazione e della espirazione (soprattutto questa);

5) inevitabilmente dopo un paio di respiri la mente inizia a vagare e a pensare “alle cose più importanti”;

6) se l’obiettivo è quello di calmare la mente, è utile conoscere quali pensieri attualmente stanno occupando la mente in questo momento;

7) guarda i pensieri come entrano nella mente; ed è qui che inizia la parte difficile: non devi farti coinvolgere emotivamente;

8) puoi pensare di essere in una stazione ferroviaria sulla piattaforma di imbarco ai treni: il treno passa, però tu non ci sali sopra (presta attenzione al respiro).

Pratica questo esercizio per 10 minuti al giorno ed inizierai gradatamente a prendere coscienza di quali pensieri ti disturbano e ti mettono in difficoltà.

Probabilmente realizzerai che la metà di essi:

a) non sono reali e non c’è quindi bisogno di preoccuparsi;

b) appartengono a situazioni sulle quali non abbiamo nessun potere di controllo;

c) nel passato e nel futuro non esistono ancora.

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“Io non sono questi capelli

Io non sono questa pelle

Io sono l’anima che vive all’interno”.

Rumi