Secondo lo Yoga tutto ciò che vediamo, proviamo e sperimentiamo non è un’illusione, ma è tutto vero e reale. Tutto è reale compresi i sogni le idee e le fantasie.

Questo concetto si chiama satvada.

Nonostante il fatto che tutto ciò che vediamo e sperimentiamo è vero e reale, le forme e le situazioni sono in un continuo flusso (parinamavada).

Il modo in cui vediamo una cosa oggi non è necessariamente uguale al modo in cui la vedevamo ieri, perchè la situazione e il nostro modo di rapportarci ad essa sono nel frattempo cambiati, e siamo nel frattempo cambiati anche noi.

Non sappiamo cosa ci potrà accadere e la piega buona o cattiva di una determinata situazione dipende dal nostro comportamento.

Un grande maestro come TKV Desikachar (Il Cuore dello Yoga – Ubaldini Editore) la pratica dello Yoga effettuata con regolarità deriva dal principio che attraverso la pratica, possiamo imparare ad essere presenti momento per momento, riuscendo a fare cose che prima non sapevamo fare.

Secondo lo Yoga nel nostro profondo c’è qualcosa (anch’esso molto reale) che a differenza di tutto il resto non è soggetto a cambiamento. Questa sorgente viene chiamata purusa o drastr che significa “ciò che vede” o che “vede correttamente”.

Il purusa ci fa percepire le cose in modo giusto  e la pratica dello Yoga favorisce l’instaurarsi du questa visione priva di ostacoli.

Un concetto fondamentale degli Yoga Sutra di Patanjali riguarda il nostro modo di percepire le cose e spiega perchè nella vita incontriamo delle difficoltà. Se capiamo bene in che modo creiamo i nostri problemi, capiremo anche come liberacene.

Come funziona la percezione? Spesso pensiamo di avere visto una situazione correttamente e agiamo di conseguenza. Può darsi però che in realtà ci siamo auto-ingannati e che le nostre azioni si rivelino dannose per noi e per gli altri.

Altrettanto problematica è la situazione di cui non abbiamo una chiara comprensione e quindi ci asteniamo dall’intervenire. Gli Yoga Sutra di Patanjali ricorrono al termine avidya per indicare questi due estremi. Avidya significa “errata comprensione”, una falsa percezione o un fraintendimento. L’opposto di avidya è vidya.

Potremmo definire avidya come il risultato dell’accumulo delle nostre azioni inconsce, i giudizi e le  reazioni che abbiamo prodotto meccanicamente per anni e anni.

Per effetto di queste risposte inconsce la mente diventa schiava delle abitudini.

Questa meccanica ripetizione delle azioni, viene chiamata samskara, che è paragonabile ad una patina che ricopre la mente di avidya, rendendo meno chiara la percezione delle le cose.

Se non vediamo chiaramente una cosa, andremo in confusione perchè non abbiamo una chiara visione delle cose. Se al contrario avremo una chiara comprensione delle cose, agiremo al meglo con risultati positivi.

Tutti noi abbiamo un lavoro, una carriera, un campo di studi e tutto ciò fa parte delle vita normale. Ogni cosa va fatta al meglio delle nostre possibilità, consapevoli che non potremo mai avere la sicurezza dei risultati delle nostre azioni e per questo è bene prendere le distanze dalle aspettative per dare maggiore attenzione e risalto all’azione in sè e per sè. Senza aspettarsi la ricompensa per ciò che abbiamo fatto.