I benefici dello Yin: che cos’è lo Yoga del Rilassamento

Le ragioni per praticare Yin Yoga possono andare dalla ricerca del benessere psico-fisico al desiderio di avere una maggiore presenza nel “qui e ora” della propria vita.

Lo Yoga che viene praticato oggi in Occidente non è mai esistito in questa forma prima di ora, in quanto oggi pratichiamo uno Yoga occidentale formato dalla sensibilità occidentale, per andare incontro ai bisogni ed alle esigenze degli occidentali.

Molte forme di Yoga oggi sono dinamiche e lavorano solo sull’aspetto muscolare del corpo (i tessuti Yang).

Lo Yin Yoga invece lavora sul lato Yin del nostro corpo che comprende i legamenti, le ossa, le articolazioni ed il sistema connettivo e miofasciale. I nostri tessuti sono importanti e hanno bisogno di essere mantenuti in allenamento per ottenere un livello ottimale di salute e di vitalità.

Fino a qui possiamo dire che non c’è proprio nessuna differenza con gli altri stili di Yoga. Soprattutto all’inizio si potranno trovare un pò noiose le asana dello Yin Yoga, ma non passerà molto tempo prima di scoprire che invece le asana dello Yin sono impegnative anche dal punto di vista fisico (si può arrivare fino a 20 minuti per asana!). Il fatto che le posizioni siano semplici non significa che siano anche …facili.

La vita è basata sull’equilibrio degli opposti senza i quali non esisterebbe: esiste la luce, perchè esiste il buio, esiste il bianco perchè esiste il nero. Il Tao che è uno dei principali concetti elaborati dal pensiero cinese considera la propria presenza al centro di tutti gli eventi, come un sentiero che conduce al centro. Nel Tao gli opposti si completano l’un con l’altro. 

Non solo: siccome l’esistenza non è statica ciò che oggi è Yin domani potrà diventare Yang.

Lo Yin riguarda l’aspetto oscuro di una collina o di un ruscello, mentre lo Yang si riferisce al lato luminoso. La notte non può esistere senza la luce.

COME PRATICARE YIN YOGA?

Un passaggio fondamentale è quello di scegliere un insegnante di Yin Yoga che sia in grado di trasmettere gli insegnamenti legati alla tradizione in un contesto moderno ed attuale.

QUANDO PRATICARE YIN YOGA?

Non ci sono dogmi assoluti. La domanda non ha una singola risposta, anzi sono molte le opzioni che abbiamo a disposizione quando pratichiamo.

Dipende da quali sono gli obiettivi che ci poniamo e che vogliamo ottenere dalla nostra pratica.

Possiamo fare la nostra pratica Yin:

  1. quando i nostri muscoli sono freddi;
  2. di mattina presto;
  3. la sera prima di andare a letto (per calmare la mente prima del sonno)
  4. prima di una pratica Yang (quindi una pratica molto attiva, che lavora più sui muscoli che sulle fasce muscolari, su nervi e sulle ossa);
  5. in primavera oppure in estate;
  6. in momenti della nostra vita in cui i ritmi si fanno serrati e molto stressanti;
  7. dopo un lungo viaggio;
  8. per le donne durante il ciclo (per conservare le energie).

Dal punto di vista fisiologico (quindi in relazione alle funzioni del nostro organismo) lo Yin Yoga ha come scopo principale quello di lavorare sui tessuti connettivi.

Se i muscoli sono caldi e attivi tenderanno ad assorbire la maggior parte dello stress che la posizione Yin comporta. Abbiamo quindi la necessità di praticare con i muscoli freddi (anche se praticando al mattino presto potremo avere un senso di rigidità muscolare).

Se invece pratichiamo alla fine della giornata i nostri muscoli saranno riscaldati e saranno allungati al massimo della loro possibilità di estensione (nonostante ciò i benefici potranno essere notevoli dal punto di vista psicologico).

Il giorno è Yang.

Quindi praticare prima di andare a letto può ristabilire l’equilibrio energetico.

In ogni caso occorre assecondare “la propria guida interiore” che saprà offrirci la risposta più adatta anche dal punto di vista energetico rispetto al momento che stiamo vivendo.

La meditazione: perchè oggi è necessaria contro lo stress e per migliorare la qualità della vita

Una delle ragioni per cui oggi la meditazione è molto diffusa nella nostra società è che la vita si è fatta sempre più stressante, frenetica, densa di conflitti sia interiori che con i le persone che ci circondano.

La nostra mente è affollata da una mole spaventosa di pensieri inutili e spesso dannosi.

E’ scientificamente provato che una persona spreca quasi il 50% del proprio tempo a disposizione con pensieri sconnessi all’attività che sta svolgendo “nel momento”.

Tutto ciò genera uno stato  quasi perenne di stress, insoddisfazione e insicurezza.

LA MEDITAZIONE COME ANTIDOTO ALLO STRESS

La meditazione agisce come “rallentatore” del flusso dei pensieri, rendendo possibile il controllo della mente che si rasserena.

E’ uno strumento potente e naturale che è in grado di aiutare a combattere patologie psico-somatiche come ansia, depressione, senso di solitudine e riduzione del dolore che permette di “liberare” il proprio potenziale e di fare fruttare i propri talenti, grazie ad un migliore equilibrio psico-fisico.

LA MEDITAZIONE E I SUOI BENEFICI SULL’ORGANISMO

La meditazione stabilizza il sistema nervoso.

Nello Yoga si parla di “bilanciamento delle Nadi”, che sono le correnti vitali (Ida e Pingala) che corrispondono al sistema nervoso simpatico e parasimpatico).

Inoltre la meditazione aiuta ad ottenere uno stato più profondo di riposo notturno, capace di rigenerare i tessuti danneggiati, aumentando la capacità di apprendimento, memorizzazione e mantenimento della soglia di attenzione.

La meditazione aiuta anche nella diminuzione del dolore (ansia e depressione), nella riduzione delle infiammazioni, nella prevenzione e nel miglioramento di patologie come l’ipertensione.

COME INIZIARE LA PRATICA

Trova un posto tranquillo dove ti puoi sedere con la massima comodità con la schiena diritta.

Il segreto è riuscire a rimanere attenti ma passivi con gli occhi socchiusi, percependo il fluire naturale del respiro nelle narici. Si resta dentro di noi finchè tutto si calma, fino a percepire una sensazione di pace e di serenità.

LA MEDITAZIONE SO-HAM

Il significato del mantra So Ham è “Io sono”.

Siediti in una posizione semplice adatta alla meditazione, che ti permetta di rimanere immobile con la colonna vertebrale dritta, ma non rigida per il tempo necessario alla pratica.

Porta l’attenzione sul respiro e sulle sue quattro fasi:

Inspirazione, pausa inspiratoria, espirazione, pausa espiratoria.

In questa meditazione tutte  le fasi sono totalmente passive, l’attenzione è massima e si deve rimanere completamente rilassati.

La meditazione consiste nel rimanere completamente rilassati, testimoni passivi ma allo stesso tempo consapevoli.

 – Nella Inspirazione si pronuncia mentalmente il suono SO;

 – sospendi il respiro naturale;

 – nell’espirazione pronuncia mentalmente la parola HAM;

 – sospendi il respiro naturale.

Nella espirazione sperimenta il silenzio, la quiete, la beatitudine meditativa e la piena consapevolezza di sè.

Poi gradualmente e senza  sforzo aumenta la durata delle sospensioni naturali.

Inizia con 5 minuti al giorno e piano piano aumenta in maniera graduale fino ad arrivare a 15-20 minuti al massimo.

La meditazione SO HAM rende la mente calma, attiva e dinamica, producendo un effetto calmante sul cuore e sugli organi interni. La meditazione SO HAM migliora il tono dell’umore, favorendo il distacco, ma non l’indifferenza, permettendo di sperimentare la quiete e la serenità.

Permette gradatamente di sperimentare la gioia.

La Pratica del Sì: coltivare la gratitudine ci aiuta a stare meglio

Esiste un sutra, il penultimo, degli Yoga Sutra di Patanjali che viene definito con il termine Svadhyaya, lo studio del Sè come primo passo per sperimentare la Pratica del Sì.

La Pratica del Sì è considerata in molte filosofie orientali è il primo passo per vedere la realtà così com’è, libera dai filtri della mente che ne alterano contorni, essenza e prospettiva.

Dire sì a ciò che la vita ci riserva ogni giorno è una pratica difficile da realizzare in concreto, ma che consente di espellere quelle “tossine” rappresentate dal rifiuto interiore delle cose così come accadono e dal desiderio di piegarle al nostro volere. Fonte di dolore in quanto proposito destinato a naufragare per sua natura.

La Pratica del Sì rappresenta  la via verso la gratitudine che spegne sia la voce dell’ego sia di quei sentimenti come rabbia e risentimento che maturano nel corso della vita (”sarei davvero felice ora se le cose fossero andate diversamente..”).

“L’ atteggiamento di gratitudine è il più alto modo di vivere, ed è la più grande verità, la più alta verità. Se sei grato per quello che hai, allora Madre Natura ti darà di più… Se non riconosci quello che hai, in gratitudine, non ne avrai mai di più… Perciò sii riconoscente. Prendi un atteggiamento di gratitudine, troverai che l’intero universo verrà da te.” Yogi Bhajan

I condizionamenti esterni che una società liquida (nel lavoro, nei rapporti tra gli individui, nelle strutture sociali) ed iper-competitiva come quella di oggi sono molto pesanti e non sembrano conoscere ostacoli che ne limitino la potenza. Ne viene fuori una società composta da individui afflitti dalla solitudine oltre che egoisti ed egocentrici (basta dare un’occhiata ai social per avere a portata di mano una prova evidente).

Dalle Upanishad arriva quell’insegnamento chiamato Sarvan Annam che può essere tradotto come “tutto è nutrimento…”, nel senso che anche le esperienze più dolorose e spiacevoli della vita possono rappresentare un arricchimento.

Facile a dirsi, difficile da mettere in pratica viene da dire.

Soprattutto in quei momenti in cui siamo accecati dalla rabbia, quando la vita sembra averci non solo girato le spalle (la perdita del lavoro, di un affetto, le aspettative della vita andate deluse), ma anche dichiarato guerra in maniera aperta (la malattia nostra o di un proprio caro).

Solo mettendo in campo Svadhyaya osservando i comportamenti che mettiamo in campo nella vita di tutti i giorni, si può ritornare a quel sentimento di gratitudine verso l’esistenza che Bernie Clark in The Complete Guide to Yin Yoga: The Philosophy and Practice of Yin Yoga, Wild Strawberry Productions, 2012) descrive come l’atto di “innaffiare i fiori”.

Seguendo l’insolita metafora del giardinaggio, Bernie Clark ci ricorda che nessun buon giardiniere si sognerebbe mai di annaffiare le erbacce (sentimenti di risentimento, rabbia, rimpianto) anzichè i fiori (gratitudine per quello che la vita ci ha offerto sino ad ora).

Il sentimento di rimpianto per quello che sarebbe potuto essere e non è stato viene paragonato ad una pianta infestante (o ad un’erbaccia) che noi innaffiamo con cura ogniqualvolta ci facciamo vincere dalla negatività del confronto con gli altri e dal conseguente sentimento di rancore, rabbia per come (non) sono andate le cose.

Anche se per noi occidentali è apparentemente incomprensibile, il perdono nei confronti di chi ci ha fatto del male è una sottilissima tecnica  che viene utilizzata anche dai monaci buddisti tibetani.

Lama Thamtog Rinpoche (oggi Abate del Monastero di Namgyal in India su nomina di S.S. il Dalai Lama) all’Istituto Ghe Pel Ling di Milano spiegava spesso a lezione come questa tecnica meditativa gli consentì di superare il dolore per la perdita del padre per mano dei cinesi.

Il perdono secondo il pensiero orientale è un atto di grande beneficio per chi lo pratica (e non già solo verso gli altri come siamo soliti pensare) andando a dissolvere i grumi delle nostre sofferenze interiori e solo successivamente riflettendosi nel mondo circostante.

La prima via per accedere alla sfera del perdono è quella di cominciare a perdonare noi stessi. Uno strumento pratico è quello offerto dalla meditazione buddista Metta (che si può tradurre a seconda dei contesti con benevolenza oppure con tranquillitàaperturanon conflittualità), nella quale gli insegnamenti si dirigono a far comprendere all’allievo l’importanza di coltivare pensieri di benevolenza nei propri confronti e poi successivamente a condividere questo stato d’animo con gli altri (arrivando ad includere in maniera equanime tutti gli esseri dell’universo).

Lo scopo della meditazione Metta parte dal principio che inizialmente di fronte ad una esperienza spiacevole, la nostra reazione iniziale è quella di opporvi resistenza. Al contrario una reazione più amichevole verso questa esperienza, lascerebbe campo aperto ad una visione più chiara e profonda in grado di indagarne e rivelarne la reale natura.

Anche qui facile a dirsi, molto meno a farsi.

Chi ha voglia di mettere mano all’origine dei propri dolori?

I Maestri ci insegnano però che un atteggiamento amorevole e pacifico verso l’esperienza negativa (che le sottilissime coincidenze karmiche possono far coincidere con la vita stessa) può cambiare il nostro modo di vedere le cose.

Vedere: ecco il punto.

Lo Yoga appartiene ad uno dei sei sistemi del pensiero filosofico indiano chiamato Darshana (dal sanscrito “visione”).

Vedere i fiori della nostra vita ed innaffiarli, diverrà non solo una conseguenza naturale di un rinnovato sguardo sulle cose, ma anche una fonte di inaspettato piacere per noi giardinieri dell’anima.

Rilassa la fascia e arriva il benessere generale

La fascia è un organo del corpo umano a molti sconosciuto e che viene spesso dimenticato, che viene considerato solo come un tessuto che ricopre e avvolge i muscoli. In realtà la fascia è molto più simile ad una “rete” presente sotto la pelle che avvolge, sostiene, unisce e protegge fornendo coesione alle ossa, ai muscoli ai nervi, vasi e si espande all’interno del muscolo partecipando attivamente al gesto motorio.

La fascia è un vero e proprio direttore d’orchestra del nostro corpo, che se sottoposto a stress (meccanico, chimico o psico-fisico) possono portare ad una densificazione della fascia ed ad un suo irrigidimento che produce come conseguenza: dolori, tensionamenti, rigidità e limitazioni del movimento oltre a generare disfunzioni negli organi.

La fascia connettivale serve rendere armoniosi i gesti del corpo umano e più questa membrana è tesa, meno coordinati saranno i movimenti. Inoltre la fascia sorregge tutto il corpo che svolge una funzione importante anche a livello muscolo scheletrico e nella percezione del proprio corpo (ovvero di saper dove ci troviamo nello spazio) oltre ad influenzare il modo in cui i segnali dati dalle percezioni (ad esempio come il dolore) vengono trasmessi dal corpo al cervello.

La fluidità della fascia 

La fascia è una vera e propria rete flessibile: tirandone un pezzo ha effetto sull’intera rete coinvolgendo anche altre aree.

La distensione fasciale

Distendere la fascia migliora lo scivolamento ed il passaggio dei tessuti l’uno sull’altro idratandoli attraverso il meccanismo di compressione e rilascio proprio come se fosse una spugna.

Lo Yoga ed il rilassamento miofasciale.

“Mio” sta per muscolo e la fascia è come abbiamo visto è la rete di tessuto connettivo che circonda e racchiude i muscoli. La pratica Yoga migliora la tonicità della tua fascia con gli esercizi di distensione della parte inferiore del corpo (piedi, gambe e fianchi).  La Posizione del Cane a Testa in Giù è ideale per l’allungamento della fascia. Vediamo come eseguirla correttamente.

La Posizione del Cane a Testa in Giù

In appoggio su mani e ginocchia porta i fianchi verso l’alto. Attiva le braccia come se stessi cercando di spingere il pavimento per allontanarlo, ed allo stesso tempo spingi le ginocchia in direzione del muro dietro di te per entrare nella Posizione del Cane a Testa in Giù. Mantieni qualche respiro passando in rassegna il tuo corpo. Porta lo sguardo sullo spazio di tappetino compreso tra i piedi e lascia cadere la testa con fiducia tra le spalle. Poi torna lentamente in piedi.

Yoga Nidra: che cos’è lo Yoga del Sonno per rilassarsi contro il logorio della vita moderna

Lo Yoga Nidra può essere definito lo Yoga del Sonno Ipnagogico (oltre che un potente metodo di disintossicazione sia fisica che mentale) che deriva dal Tantra e che induce ad un rilassamento cosciente che interessa l’aspetto fisico, mentale ed emozionale. Il termine Yoga Nidra deriva dalle parole sanscrite “yoga” (che significa unione e consapevolezza) e “nidra” (che vuol dire sonno). Swami Satyananda Saraswati nel suo libro Yoga Nidra (Yoga Publications Trust, 2013) che elaborò tanti anni fa questo metodo depurandolo dagli eccessivi ritualismi, ci spiega che durante la pratica si appare addormentati, ma la coscienza funziona ad un livello di consapevolezza più profondo, in uno stato intermedio tra sonno e veglia.

L’aspetto caratteristico di Yoga Nidra era la rotazione sistematica della coscienza che affonda le proprie radici nella pratica tantrica del “nyasa”(che significa “portare la mente su quel punto determinato”). Questa pratica veniva effettuata da seduti e prevedeva l’utilizzo della recita dei mantra dopo aver visualizzata o toccata la parte del corpo immettendo una consapevolezza elevata o una coscienza divina nelle varie parti.

Swami Satyananda Saraswati elaborò una forma di Yoga Nidra che permetteva alle persone che non erano particolarmente familiari con la recita dei mantra, di ottenere gli stessi benefici della pratica nyasa.

COME SI OTTIENE LO STATO DI YOGA NIDRA.

Secondo Swami Satyananda Saraswati quando il rilassamento è completo, la ricettività è maggiore, mentre quando la coscienza è collegata a tutti i sensi, la ricettività è minore. In Yoga Nidra la coscienza è sospesa in uno stato di veglia e sonno ma non è soggetta a nessuno dei due. La conoscenza entra molto più facilmente nel cervello quando la mente viene ritirata (e si entra in uno stato in cui non si è nè completamente svegli, nè completamente addormentati) qualsiasi impressione che entra nella mente, è lì rimane collocandosi in profondità.

L’IMPORTANZA DI YOGA NIDRA.

Durante gli ultimi anni il tipo di vita è molto cambiato non solo in Europa, ma in tutto il mondo. Si è verificata una dispersione dell’energia a tutti i livelli e la mente dell’uomo ha perso il punto di armonia e di equilibrio in ogni sfera dell’esistenza. Il fatto che si sia così attratti dalla sopravvivenza materiale, ci ha fatto perdere consapevolezza su quanto ci è accaduto nel corso della giornata e soprattutto ha generato una serie di patologie legate allo stress (tensione del corpo e della mente) ed alle malattie psico-somatiche (diabete, asma, ulcera, disordini della digestione), oltre che patologie legate all’ipertensione.

PREPARAZIONE DEL CORPO ALLO YOGA NIDRA.

  • esercizi di scioglimento del collo, delle spalle e della colonna vertebrale;
  • esercizi di scioglimento del bacino e delle caviglie.

LA SEQUENZA.

Lo Yoga Nidra deve seguire alcune regole. La pratica si deve sviluppare su di una sequenza prestabilita, strutturata su queste fasi nell’ordine:

1. Preparare la pratica

2. Rilassamento

3. Risoluzione (Sankalpa)

4. Rotazione della coscienza

5. Consapevolezza del respiro

6. Risveglio di sensazioni

7. Visualizzazioni

8. Risoluzione (Sankalpa)

9. Conclusione.

La Posizione del Piegamento in Avanti da Seduto (Paschimottanasana)

Paschimottanasana (La Posizione del Piegamento in Avanti da Seduto) significa letteralmente “stiramento dell’occidente”, poichè in India i praticanti si rivolgono ad oriente (est) e quindi la schiena è rivolta ad occidente. 

Paschimottanasana è un’asana in cui ci si siede a gambe unite e ci si afferra i piedi con le mani portando la testa in avanti verso gli stinchi.

Secondo il grande maestro Desikachar (Il cuore dello Yoga, Ubaldini e Castoldi, pag.21) lo scopo di questa asana è quello di facilitare il respiro nella schiena. Quindi quando pratichiamo questa posizione dobbiamo portare la consapevolezza sui suoi effetti nella parte posteriore del corpo, non a livello di muscoli oppure a livello epidermico, ma dentro a livello del respiro. Paschimottanasana, se correttamente praticata, fa fluire il respiro nella parte posteriore del corpo. E’necessario non solo tendere i tessuti, ma anche sentire il respiro che scorre lungo la spina dorsale.

COME SI ESEGUE

Swami Satyananda Saraswati ci insegna come seguire correttamente la posizione (Asana, Pranayama, Mudra e Bandha, pag.214):

  1. sedersi sul pavimento con le gambe allungate in avanti, i piedi uniti e le mani sulle ginocchia;
  2. ora rilassa il corpo;
  3. lentamente flettersi in avanti iniziando dalle anche, facendo scivolare le  mani sulle gambe. Si devono afferrare gli alluci con le dita e i pollici. Se questo non è possibile, devono essere afferrati i talloni, le caviglie o qualsiasi parte delle gambe che possa essere raggiunta comodamente;
  4. muoversi in avanti lentamente senza forzare nè strattonare. Mantenere la posizione per alcuni secondi, rilassando la schiena e i muscoli delle gambe permettendo che si allunghino gentilmente;
  5. cercare di toccare con la fronte le ginocchia (questa è la posizione finale).

LA RESPIRAZIONE

Nella posizione di partenza occorre inspirare.

Mentre ci si flette in avanti occorre espirare lentamente.

Nella posizione statica occorre inspirare.

Espirare portando con le braccia il tronco ulteriormente verso le gambe.

DURATA

I principianti dovrebbero tenere la posizione per 1 minuto mentre i praticanti più esperti possono arrivare a mantenere la posizione fino a 5 minuti.

CONSAPEVOLEZZA

La consapevolezza fisica va rivolta all’addome e portata sul rilassamento dei muscoli della schiena e delle gambe oppure sul lento processo del respiro.

A livello spirituale la consapevolezza va portata su Swadhisthana Chakra.

BENEFICI

Paschimottanasana allunga i muscoli posteriori delle cosce e aumenta la flessibilità nelle articolazioni dell’anca, tonifica e massaggia l’intera regione addominale e pelvica (incluso il fegato, il pancreas, la milza, il sistema urogenitale, i reni e le ghiandole surrenali). Inoltre questa asana, aiuta a rimuovere il grasso in eccesso e stimola la circolazione verso i nervi e i muscoli lungo la colonna vertebrale.

Perchè secondo lo Yoga troppe aspettative creano l’infelicità

Secondo lo Yoga tutto ciò che vediamo, proviamo e sperimentiamo non è un’illusione, ma è tutto vero e reale. Tutto è reale compresi i sogni le idee e le fantasie.

Questo concetto si chiama satvada.

Nonostante il fatto che tutto ciò che vediamo e sperimentiamo è vero e reale, le forme e le situazioni sono in un continuo flusso (parinamavada).

Il modo in cui vediamo una cosa oggi non è necessariamente uguale al modo in cui la vedevamo ieri, perchè la situazione e il nostro modo di rapportarci ad essa sono nel frattempo cambiati, e siamo nel frattempo cambiati anche noi.

Non sappiamo cosa ci potrà accadere e la piega buona o cattiva di una determinata situazione dipende dal nostro comportamento.

Un grande maestro come TKV Desikachar (Il Cuore dello Yoga – Ubaldini Editore) la pratica dello Yoga effettuata con regolarità deriva dal principio che attraverso la pratica, possiamo imparare ad essere presenti momento per momento, riuscendo a fare cose che prima non sapevamo fare.

Secondo lo Yoga nel nostro profondo c’è qualcosa (anch’esso molto reale) che a differenza di tutto il resto non è soggetto a cambiamento. Questa sorgente viene chiamata purusa o drastr che significa “ciò che vede” o che “vede correttamente”.

Il purusa ci fa percepire le cose in modo giusto  e la pratica dello Yoga favorisce l’instaurarsi du questa visione priva di ostacoli.

Un concetto fondamentale degli Yoga Sutra di Patanjali riguarda il nostro modo di percepire le cose e spiega perchè nella vita incontriamo delle difficoltà. Se capiamo bene in che modo creiamo i nostri problemi, capiremo anche come liberacene.

Come funziona la percezione? Spesso pensiamo di avere visto una situazione correttamente e agiamo di conseguenza. Può darsi però che in realtà ci siamo auto-ingannati e che le nostre azioni si rivelino dannose per noi e per gli altri.

Altrettanto problematica è la situazione di cui non abbiamo una chiara comprensione e quindi ci asteniamo dall’intervenire. Gli Yoga Sutra di Patanjali ricorrono al termine avidya per indicare questi due estremi. Avidya significa “errata comprensione”, una falsa percezione o un fraintendimento. L’opposto di avidya è vidya.

Potremmo definire avidya come il risultato dell’accumulo delle nostre azioni inconsce, i giudizi e le  reazioni che abbiamo prodotto meccanicamente per anni e anni.

Per effetto di queste risposte inconsce la mente diventa schiava delle abitudini.

Questa meccanica ripetizione delle azioni, viene chiamata samskara, che è paragonabile ad una patina che ricopre la mente di avidya, rendendo meno chiara la percezione delle le cose.

Se non vediamo chiaramente una cosa, andremo in confusione perchè non abbiamo una chiara visione delle cose. Se al contrario avremo una chiara comprensione delle cose, agiremo al meglo con risultati positivi.

Tutti noi abbiamo un lavoro, una carriera, un campo di studi e tutto ciò fa parte delle vita normale. Ogni cosa va fatta al meglio delle nostre possibilità, consapevoli che non potremo mai avere la sicurezza dei risultati delle nostre azioni e per questo è bene prendere le distanze dalle aspettative per dare maggiore attenzione e risalto all’azione in sè e per sè. Senza aspettarsi la ricompensa per ciò che abbiamo fatto.

Restorative Yoga: la Posizione delle Gambe contro il Muro

La posizione delle “gambe contro il muro” è di facile esecuzione (anche se si è in viaggio) anche a casa quando si ha la necessità di “staccare” la spina da tutto e da tutti, quando la pressione che riceviamo dal mondo esterno comincia a renderci nervosi, stanchi e ansiosi.

COME FARE:

  1. per cominciare siediti con una spalla vicina al muro;
  2. le cosce sono parallele al muro;
  3. ruota indietro e appoggia le gambe al muro;
  4. una volta che sei nella posizione assicurati che il fondoschiena non sia arrotondato;
  5. nè il coccige nè le natiche devono essere sollevate dal pavimento (nel caso lo fossero allontanati leggermente dal pavimento, in maniera tale che il fondoschiena sia supportato in maniera confortevole dal pavimento;
  6. assicurati che il mento sia più in basso rispetto alla fronte (ma non forzare nello spingere il mento più in basso e nell’appiattire la schiena);
  7. mantieni le gambe distese e rilassate;
  8. distendi le braccia ai lati e chiudi gli occhi.

Fai dei respiri lunghi (ma non forzare) e lenti.

Visualizza la circolazione sanguigna che dal basso arriva sino all’addome, e che tutte le tensioni si sciolgono e piano piano scompaiono dalle gambe.

Le gambe iniziano a sentirsi più leggere e morbide.

Senti che l’intera spina dorsale è sostenuta dal pavimento.

La posizione delle braccia crea un senso di apertura e libertà.

DURATA:

Mantieni la Posizione delle Gambe contro il Muro per 5 minuti.

Quando senti che puoi sciogliere la posizione riapri gli occhi.

Mantieni la posizione qualche secondo prima di portare le gambe verso il mento e ruotare su un fianco.

Rimani ancora nella posizione per qualche respiro prima di tornare in posizione seduta.

I BENEFICI

Questa posizione, oltre ad essere estremamente rilassante, consente al sangue ed alla circolazione linfatica di affluire verso l’addome, rigenerando i muscoli delle gambe e migliorando la circolazione.

Il sollevamento delle gambe ne allevia la tensione e migliora la circolazione venosa.

Yoga e design: il Vastu arreda la tua casa con l’energia

Nel Vastu “lo yoga del design” la struttura delle nostre case rappresenta il nostro corpo (ma soprattutto riflette la nostra coscienza), e ciò che accade in uno si riflette nell’altro. E’ una sorta di Feng-Shui indiano che rappresenta un sistema di design (sia spirituale che scientifico) che si adatta a tutti i tipi di costruzioni: dai templi, alle case, agli uffici.

Il Vastu crea un sistema nel quale il prana (la sottile forza universale che nel sistema cinese del Feng Shui e nella medicina orientale viene chiamato ch’i) scorre liberamente mantenendoci in buona salute. Le condizioni patologiche stagnanti, che creano insoddisfazione possono davvero migliorare attraverso questa forma di bio-architettura.

Siamo noi che diamo forma allo spazio che ci circonda, ma anche la nostra mente è influenzata dallo spazio. I principi del Vastu possono essere applicati per correggere squilibri energetici che esistono nelle nostre case e creare pace e stabilità di cui necessitiamo per appagare le nostre esigenze sia dal punto di vista spirituale che materiale.

Il Vastu (che ha origine in India) influenzò notevolmente sia la sia il Buddismo che l’Induismo (sviluppandosi lungo la Via della Seta) e tutta la cultura Vedica. Non si può parlare di un vero e proprio stile di architettura o di design di interni, ma è un sistema completo basato sulle leggi naturali che può ben adattarsi alla propria idea di stile e di bellezza. Tutti possono applicare alla propria casa i principi del Vastu attraverso la disposizione dei mobili, oppure scegliere nuovi colori di arredamento, oppure cambiare la destinazione d’uso di una stanza.

I principi dell’architettura Vastu sono sorretti dai cinque elementi (terra, acqua, fuoco, aria, spazio).

Un mandala (Vastu Purusha) viene utilizzato dal Vastu per suddividere in maniera ottimale le stanze.

1.TERRA (bhumi o prithivi)

L’elemento terra è associato alla direzione sud-ovest che rappresenta la scelta migliore per la collocazione della camera da letto principale. La terra è un elemento solido e denso. Noi tutti abbiamo bisogno di radicarci alla terra (le piante, gli alberi, il suolo, le rocce, le montagne la rappresentano meravigliosamente).

2.ACQUA (jala)

La direzione nord-est (qui risiede Visnu che porta saggezza e spiritualità) è la miglior collocazione per le piscine, per le cascate d’acqua, per gli acquari e per gli stagni. L’acqua viene utilizzata come metafora della pura consapevolezza nella tradizione Vedica.

3.FUOCO (agni)

L’elemento del fuoco è predominante nel sud-est rappresentando la soluzione migliore per per la cucina, per i camini e per il computer.

4.ARIA (vayu)

L’elemento aria è più vivace nel nord-ovest. Qui vanno collocati i ventilatori, i purificatori d’aria, i cellulari. Il concetto del movimento in generale è associato con questo elemento. Per raccogliere i frutti del prana presente nell’aria, l’ideale sarebbe praticare il pranayama (la tecnica di respiro yogica) preferibilmente con le finestre aperte in maniera tale da fare entrare l’aria nella stanza.

5.SPAZIO (akasha)

L’elemento spazio è direttamente legato al suono e al silenzio. Akasha (solitamente chiamata etere) si espande al centro di ogni stanza (Brahmasthan). Onora il Brahmasthan tenendo la stanza pulita e in ordine.

Anche a casa (e con la casa)  possiamo combattere lo stress!

Gyan Mudra, il Mudra della saggezza e della conoscenza per ritrovare se stessi

La vita di oggi è frenetica, i ritmi sono incessanti e causano malattie e disturbi come stress e ansia, senza risparmiare nessuno.

Nel 2018 gli italiani che hanno sofferto di insonnia sono circa 12 milioni.

Se pensi che il problema non possa trovare una soluzione in un farmaco, allora questo post su Gyan Mudra potrà interessarti davvero.


Come si fa Gyan Mudra

Il Mudra della saggezza e della conoscenza si esegue con le mani.

E ‘uno dei mudra più importanti utilizzati nella meditazione, tanto che è diventato quasi un simbolo dello Yoga ed è utilizzato in molte sequenze nella tradizione yogica del  Kundalini, meditazioni e Pranayama.

Ecco come eseguirlo correttamente:

Assumi una comoda postura meditativa

Piega gli indici delle mani in modo da toccare la base interna dei rispettivi pollici. 

Variante: puoi mettere pollice e indice in maniera tale da formare un cerchio.

Fai attenzione: il pollice si appoggia sull’indice e non l’indice sul pollice.

Distendi le altre tre dita di ciascuna mano mantenendole rilassate e leggermente separate.

Metti le mani sulle ginocchia con i palmi rivolti verso il basso.

Rilassa ora le mani e le braccia.

I BENEFICI DI GYAN MUDRA

Il cerchio creato dalle due dita rappresentano l’unione dell’anima individuale con l’anima universale. Gyan Mudra risveglierà queste qualità dentro di te.