Krishna verde

Krishna aveva il pollice verde, qualità certamente non disprezzabile e per nulla sorprendente per essere un Dio. Nel primo sutra del Quarto capitolo degli Yoga Sutra di Patanjali viene presentato, anche se in maniera sommaria, l’uso delle erbe come pratica spirituale. La pianta di mandara (Calotropis gigantea), secondo la leggenda venne portata dal cielo alla terra proprio da Krishna.

L’impiego delle erbe di mandara viene invece sviluppato in profondità nel tantra, poiché nelle pratiche avanzate sia del kundalini yoga che del tantra le erbe hanno un ruolo significativo. Nella preparazione dello yantra quadrato (che sono quei disegni geometrici preparati per favorire la meditazione) la radice di erba mandara viene utilizzata anche per creare l’immagine a forma di elefante capace di stimolare la capacità di visualizzazione e di concentrazione.

In un giardino di piante di mandara a fare da sfondo, sarà compiuta anche la pratica di realizzazione del mala utilizzando la radice della pianta e il rizoma della curcuma. In questa pratica è d’obbligo rivolgersi a Krishna invocandone la guida spirituale. Questa appena descritta non è il solo e unico esempio di impiego delle erbe nella pratica spirituale.

In un’altra pratica finalizzata a sviluppare l’energia ritentiva (medha), sotto la stretta supervisione di un maestro esperto viene assunta un’abbondante dose di erba vacha (araceae) accompagnata dalla recita del mantra sadhana.L’erba vacha produce calore e deve essere quindi assunta insieme ad erbe rinfrescanti. Le persone di predominanza pitta (dotate di un forte intelletto che però possono divenire polemiche ed irascibili) oppure le persone deboli o mentalmente disorientate, devono prestare molta attenzione al momento dell’assunzione dell’erba vacha proprio a causa delle sue proprietà riscaldanti. Nell’ayurveda questa erba viene utilizzata in dosi minime unitamente ad erbe che hanno proprietà rinfrescanti e nutrienti.

Un altro esempio è fornito dalla pratica di aparajita sadhana che viene eseguita stando sotto una tettoia formata dalla pianta aparajita (Clitoria ternatea). Secondo le scritture questa pratica serve ad eliminare la tendenza a soffrire di complessi di inferiorità o a farsi prendere da sentimenti di inutilità, abbandono, odio o gelosia.

La scienza delle erbe (come quella delle gemme) e del loro rapporto con la spiritualità è sottile, profonda e misteriosa e non può essere relegata ai riti sommari di sedicenti insegnanti con velleità di prescrizioni miracolose (a patto che il beneficiario le ricambi con la forza della più incrollabile delle fedi).

Gemme, mantra, tapas (austerità) e samadhi sono presenti nelle scritture come mezzi per conseguire l’obiettivo della piena realizzazione yogica, ma non esiste alcuna scrittura che fornisca indicazioni precise sull’argomento.

Nei momenti di Kali Yuga (l’Età delle Tenebre)  le nostre energie divenute inattive, hanno bisogno di essere risvegliate da una persona che abbia raggiunto l’illuminazione e che sappia (senza improvvisarsi) come risvegliare le energie latenti presenti in queste sostanze.

Diversamente, dopo un’iniziale senso di entusiasmo ed eccitazione, sarà ben difficile beneficiare delle qualità del vero ed autentico risveglio spirituale, che si manifesta nei suoi tratti chiari ed essenziali: la purificazione del cuore, la concentrazione della mente e l’espansione della coscienza.