Come superare il dolore fisico e mentale mettendo a fuoco la mente

Si sente spesso di storie di persone che hanno “fatto amicizia con il dolore”.

Come possiamo utilizzare gli insegnamenti dello yoga per sopportare il dolore e impedirgli di dominare e condizionare la nostra vita?

Sono le vicissitudini della vita che li hanno costretti ad affrontare una sfida dura: quella di combattere il dolore ogni giorno.

Ci sono persone che soffrono di dolori cronici nelle più svariate forme.

Queste persone ci insegnano che possiamo imparare a controllare la nostra reazione al dolore, scoprendo che non è più in grado di guidare la nostra vita.

DOLORE SENZA ATTACCAMENTO

Quando si sperimenta fisicamente il dolore, la mente può dare una risposta tipo: “non andrà mai via”, oppure “potrà solo peggiorare”.

Lo yoga parla di abhinivesha, come sensazione di paura che si sviluppa in questi casi prima, durante e dopo il dolore, i quali generano una repulsione o avversione che si chiama dvesha. Il pensiero del dolore e delle sue conseguenze si radicano profondamente nella mente, condizionando ogni aspetto della vita, del lavoro, della vita di relazione e della pace interiore.

Secondo gli Yoga Sutra di Patanjali, la paura e l’avversione sono due dei cinque kleshas (afflizioni) capaci di disturbare la mente.

Se riusciamo a controllare la paura e l’avversione e capire cosa le innescano, possiamo sperimentare l’esperienza del dolore senza attaccarci a come ci fa sentire.

Ma cosa vuol dire “dolore senza attaccamento”?

La tendenza dell’essere umano è quella di attaccarsi agli oggetti, alle persone e a situazioni che procurano felicità, ma l’attaccamento a cose che non ci piacciono può essere altrettanto forte.

Avversione ed attrazione in fondo sono due lati della stessa medaglia.

Lo Yoga può insegnarci come sperimentare e riconoscere entrambi nello stesso modo.

LA LEGGE DEL KARMA COME SI CONNETTE AL DOLORE E ALLA SOFFERENZA

Il dolore e la sofferenza in sanscrito vengono tradotti come dukham.

Fino a che saremo legati al ciclo della nascita e della morte sperimenteremo dukham.

Nella filosofia dello yoga dukham non si riferisce ai momenti di tristezza, ma alla sofferenza legata al fatto di non riconoscere ciò che è reale da ciò che è irreale, ciò che è permanente da ciò che è impermanente.

Ad un livello più sottile è l’incapacità di distinguere tra la mente, il corpo, i sensi (Prakriti) e la coscienza pura (atman).

La coscienza pura non sperimenta niente, nè dolore nè gioia. Rimane inalterata da questa dualità.

Secondo la legge del karma (causa-effetto), noi siamo chiamati a sperimentare in questa vita i “frutti” e le conseguenze delle nostra azioni passate, presenti e future.

I Veda descrivono questi tre tipi di karma:

  1. Sanchita : è il karma accumulato per le azioni compiute in passato.
  2. Prarabdha : il karma responsabile dello stato in cui si trovano attualmente il corpo e la mente e delle situazioni in cui ci troviamo attualmente. Questo karma oltre al precedente non può essere modificato o evitato, dovendo essere sperimentato (pensiamo ad esempio al dover pagare un debito di qualunque natura esso sia).
  3. Kryamana (Agami): è il karma che si riferisce ad opere che saranno create in futuro.

Questo è l’unico karma che abbiamo il potere di influenzare.

HEYAM DUHKAM ANAGATAM: IL DOLORE FUTURO E’ EVITABILE

Questo è uno dei più importanti anche se più semplici sutra degli Yoga Sutra di Patanjali. Ci dà un senso di speranza, nel senso che non importa quello che stiamo vivendo adesso, perchè domani potrebbe essere migliore.

Dobbiamo passare nel dolore oggi, ma possiamo evitare la sofferenza che verrà ripensando le nostre azioni future. In un certo senso lo yoga ci offre la forza fisica e mentale per affrontare il dolore attuale, agendo dall’interno senza necessità di ricorrere a risorse esterne.

Un esempio concreto può essere quello rappresentato dal concentrarci sul respiro e in particolar modo sulla fase dell’espirazione mantenuta più a lungo.

A seconda del tipo di dolore una pratica di yoga molto lenta oppure una sessione di Yin potrà essere la soluzione migliore per alleviarlo.

ALLENARE LA MENTE

Possiamo allenare la mente a reagire diversamente al dolore.

Attraverso il Pranayama e la meditazione possiamo ridurre lo stress emotivo che può accompagnare il dolore fisico.

Infine occorre focalizzare la propria energia su qualsiasi cosa positiva e concentrarsi intensamente su ciò che si sta facendo è un altro modo molto semplice per alleviare il dolore.

Se si sta leggendo un libro, facendo del giardinaggio oppure ascoltando musica, essere presenti all’attività che si sta compiendo, costituisce una forma di meditazione capace di creare uno stato d’animo positivo e tranquillo (citta prasadanam).

 

Come combattere colite e ulcera con lo Yoga Nidra, una risorsa preziosa contro i disturbi psicosomatici

Grazie allo Yoga Nidra è possibile combattere alcune malattie psicosomatiche come colite e ulcera.

Viviamo in un mondo sempre più stressato e stressante. Non è un luogo comune, ma è un dato di fatto sotto gli occhi di tutti. L’essere umano deve reagire per non soccombere trovando le giuste contromisure. Lo Yoga è una risorsa che può aiutare. 

I disturbi psicosomatici come il colon irritato e la colite ulcerosa sono strettamente connessi all’intestino crasso che diventa infiammato, debole e alla fine ulcerato. Il sintomo più diffuso è la diarrea ricorrente. La causa è soprattutto di tipo psichico scriveva Swami Satyananda Saraswati in Yoga Nidra (Yoga Publications), anche se la patologia è aggravata dai nostri errori a tavola. Questa condizione spesso manifesta in momenti di grande stress e dopo un periodo di terapia medica, passa in remissione. Un esempio in questo senso può essere fornito dalla diarrea dello studente che si risolve non appena la situazione di stress acuto è superata.

Anche frustrazioni sul piano professionale e affettivo possono determinare una reazione psicosomatica di questo tipo.

L’ulcera peptica è invece una condizione di eccessiva secrezione di acidi e di irritazione gastrica che posta all’erosione della mucosa e alla graduale formazione di una dolorosa ulcerazione della parete gastrica o duodenale.

Ansia, stress e una soglia bassa si resistenza alle frustrazioni, aggravano il quadro di soggetti che spesso fanno uso di alcol, sigarette e consumano cibi ricchi e piccanti.

LA PRATICA

(da eseguire con un istruttore o ascoltando un CD con la sua voce registrata)
Si tratta di una pratica molto potente la cui struttura non va modificata, ci sono quindi fasi ben precise da seguire, accompagnati dalla voce guida dell’istruttore.

YOGA NIDRA: le fasi

  • IL SANKALPA: è un intenzione, uno scopo che si dà a questa pratica di rilassamento. Potremmo chiedere a noi stessi di abbandonare qualche abitudine da cui vogliamo liberarci, o chiedere di ottenere le qualità che potrebbero aiutarci a vivere serenamente. E’ come un seme piantato nel terreno fertile del subconscio, e grazie alla pratica costante potrà germogliare e crescere, manifestando nella vostra vita i buoni propositi.Viene formulato all’inizio e alla fine della pratica, e naturalmente, alla fine sara’ “seminato”in un terreno più ricettivo.
  • LA ROTAZIONE DELLA COSCIENZA: una fase in cui la voce guida accompagna l’attenzione dei praticanti in diverse parti del corpo, in un ordine particolare che rispecchia l’ordine presente nella corteccia cerebrale. E’ importante non concentrarsi ma semplicemente lasciar correre l’attenzione nelle diverse parti del corpo nominate, percependole senza pero’ compiere nessun movimento. In questo modo il corpo lascia andare le tensioni e quindi in questa fase il rilassamento diventa molto profondo, a volte fino a farci addormentare, soprattutto le prime volte. Sebbene lo scopo sia riuscire a vivere coscientemente lo stato che precede il sonno, non bisogna preoccuparsi, l’orecchio rimane comunque collegato con l’esterno e se ne trarrà beneficio.
  • RISVEGLIO DI SENSAZIONI OPPOSTE: si cerca di risvegliare il più vividamente possibile delle sensazioni totalmente opposte, come il caldo e il freddo, la leggerezza e la pesantezza, il piacere e il dolore. Questo per armonizzare gli emisferi del cervello, e rilasciare le tensioni emozionali.
  • VISUALIZZAZIONI: è l’ultimo stadio dello Yoga Nidra, le visualizzazioni possono essere esterne o interne al nostro corpo, ma tutte inviano messaggi simbolici al subconscio. Conduce spesso a stati meditativi e anche in questa fase non si deve sforzare la mente, piuttosto lasciare che le immagini appaiano spontaneamente.

 

Ecco il link al rilassamento guidato con la voce della Maestra Gabriella Cella:

https://www.youtube.com/watch?v=-HfVkutWE8g&t=2s

Praticare Yoga ti aiuta a mantenere la mente ferma sul qui e ora

LA PRATICA DELLO YOGA TI AIUTA A MANTENERE LA MENTE FERMA SUL MOMENTO PRESENTE

L’insegnamento dello yoga delle origini inizia con una frase semplice quanto immediata: “Atha yoganusasanam” scrive Patanjali negli Yoga Sutra (considerato come il fondamento della psicologia dello yoga), che può essere tradotto come “nel momento presente inizia l’insegnamento dello yoga”.

Gli Yoga Sutra (196 aforismi risalenti al terzo secolo avanti Cristo) non sono un testo di filosofia o di metafisica applicata allo yoga, non ci offrono nessun commento su cosa ci aspetta dopo la morte.

Lo Yoga inizia nel momento presente.

Lo Yoga è il momento presente.

In maniera più concisa potremmo tradurre la frase di apertura degli Yoga Sutra con “lo Yoga inizia ora”. Gli insegnamenti dello yoga ci dirigono verso il momento presente, in quanto il futuro è invisibile e il passato non è più raggiungibile.

La mente è distratta per natura e tende a fantasticare, difficilmente si posiziona “nel momento”, elaborando continuamente concezioni e preferenze, così che difficilmente riusciamo a fare esperienza di ciò che ci sta accadendo, reagendo alla vita con una serie “di mi piace” oppure “non mi piace”, che ci fanno da filtro negativo per una visione chiara delle cose.

Negli Yoga Sutra (che vedono lo yoga come una pratica psicologica) Patanjali descrive il percorso dello yoga con due primi passi:

1)la pratica (abhyasa);

2) il lasciare andare o il distaccarsi (vairagya).

Il fatto di prestare attenzione alle attività legate al corpo, alla parola e alla mente (abhyasa), il lasciare andare (vairagya) le cattive abitudini, ci offre un punto di partenza chiaro per la nostra pratica, senza il quale potremmo rischiare concretamente di perderci in una serie di movimenti del tutto inconsapevoli e senza alcuno scopo.

Una postura meravigliosa, un’asana tecnicamente ineccepibile non garantiscono nè l’apertura del cuore, nè lo sviluppo dell’intuizione spirituale.

Combatti lo stress da rientro in maniera naturale: ecco una tecnica di respirazione semplice ed efficace

Sono oltre 6 milioni gli italiani che una volta finite le ferie soffrono di stress non appena riprendono il lavoro dopo l’estate.

Non si tratta di una vera e propria malattia,  ma di una condizione di disagio, spossatezza e depressione che arriva dopo il relax delle ferie.

Lo Yoga attraverso gli esercizi di Pranayama (letteralmente “estensione del respiro”) ci offre uno strumento potente per combattere la “sindrome da rientro” al lavoro.

Ma che cos’è il Pranayama?

Secondo Patanjali (autore degli Yoga Sutra uno dei testi fondamentali  da cui trae origine lo Yoga) il Pranayamaè il controllo dell’inspirazione  e dell’espirazione in una posizione ferma e stabile”. Quando osserviamo il flusso del respiro attraverso le sue naturali fasi di inspirazione ed espirazione il respiro diventa più tranquillo e i suoi effetti più sottili. Attraverso l’osservazione il nostro respiro viene purificato. Più ci si addentra nell’esercizio di respiro maggiori sono le tecniche di respiro che vengono introdotte. Durante lo svolgimento della pratica di Pranayama, ci si sente più fermi e più leggeri. E’ possibile anche andare oltre la pratica vera e propria entrando in uno stato di beatitudine. Durante la preparazione del Pranayama, Patanjali ci ricorda che gli otto membra dello Yoga dovranno essere praticati in sequenza. Prima di effettuare il Pranayama il corpo deve essere preparato, altrimenti la tensione interiore potrebbe crescere e danneggiare la pratica. Imparare le asanas che introducono al Pranayama ci consente di praticarlo in assoluta sicurezza. Oggi molti insegnanti moderni seguono una sequenza precisa introduttiva al Pranayama.

ESERCIZIO DI RESPIRO (secondo l’insegnamento di Swami Satyananda Saraswati)

Sedete in una posizione meditativa (anche Shavasana va bene).

INSPIRAZIONE

Inspirate lentamente e profondamente lasciando che l’addome si espanda completamente; respirate così lentamente che si possa sentire un rumore sottilissimo oppure nessun rumore. Sentite che l’aria entra dentro i polmoni. Al termine dell’espansione addominale iniziate ad espandere il torace infuori e verso l’alto. Quando le costole si sono allargate completamente, respirante ancora un pò fino a sentire l’espansione nella parte superiore dei polmoni intorno alla base del collo. Anche le spalle e le clavicole si dovrebbero sollevare leggermente. Si percepirà una certa tensione anche nei muscoli del collo. Non ci devono essere scatti o tensioni superflue. La respirazione dovrebbe seguire il movimento delle onde del mare.

ESPIRAZIONE

Ora espirate. Prima rilassate la parte inferiore del collo e la parte superiore del torace, poi lasciate che il torace si contragga verso il basso e poi all’interno. Permettete al diaframma di spingere verso l’alto e verso il torace.

Senza forzare, cercate di svuotare i polmoni il più possibile cercando di portare la parete addominale, il più vicino alla colonna vertebrale.

Tutto il movimento dovrebbe essere armonioso e fluido.

Al termine dell’espirazione trattenete il respiro per alcuni secondi.

nota: questo è 1 ciclo della respirazione yogica che deve essere rilassata e agevole.

Mai forzare.

All’inizio Swami Satyananda Saraswati consiglia di praticare sino a 5 clici di respiro per un totale di 10 minuti al giorno.

Portate la consapevolezza all’osservazione del corpo fisico nel suo insieme. Siate consapevoli dell’ambiente circostante e gentilmente aprite gli occhi.

Elimina le tossine con lo Yoga: scopri come

Si sente parlare molto di tossine, ma siamo veramente sicuri di sapere cosa sono, da dove vengono e perchè dobbiamo eliminarle?

CHE COS’E’ UNA TOSSINA?

Secondo John Immel, esperto d Ayurveda (fondatore di JoyfulBelly.com), la parola tossina spesso ha una connotazione negativa, ma dal punto di vista ayurvedico la parola tossina si riferisce a tutto ciò che il nostro corpo non è in grado di digerire o di sbarazzarsi (ad esempio i rifiuti naturali e biologici provenienti dalle cellule e dai processi interni del corpo, ma anche i rifiuti e i batteri che non siamo stati in grado di digerire correttamente). Una tossina potrebbe essere tossica per una persona e non esserlo per un’altra. Normalmente i nostri corpi eliminano le tossine in maniera perfettamente efficiente, ma a volte le tossine si accumulano ed iniziamo a subirne i sintomi negativi. L’Ayurveda (il sistema medico e filosofico indiano per il quale la malattia e la salute rappresentano dei processi cui partecipano il corpo, la mente e lo spirito) si prefigge lo scopo di eliminare queste tossine in maniera naturale (panchakarma). Gli organi che vengono coinvolti sono il tratto digestivo, il fegato la pelle ed i reni. Un ruolo altrettanto importante viene svolto dal sistema linfatico e circolatorio.

DA DOVE VENGONO LE TOSSINE E COME SI MANIFESTANO?

Le tossine possono derivare da tre fonti:

  1. prodotti ambientali;
  2. rifiuti cellulari;
  3. batteri presenti nel nostro tratto digestivo.

I sintomi fisici includono:

  1. gas e gonfiore (segno di fermentazione nell’intestino);
  2. eccessiva patina sulla parte posteriore della lingua;
  3. alito cattivo;
  4. sudorazione cattiva.

Questa situazione può farci sentire ansiosi, stanchi e indurci in uno stato di letargia. La pelle può mancare di lucentezza, i nostri denti e i nostri occhi possono assumere un colorito grigiastro. Questo aspetto indica che i nostri tessuti bianchi del corpo si sono “scoloriti” e che il nostro sistema linfatico non è chiaro.

COME POSSIAMO ELIMINARE LE TOSSINE?

  1. facendo esercizi fisici che interessino l’attività cardiovascolare;
  2. sottoponendoci a massaggio linfatico drenante;
  3. mangiando cibi ricchi di fibre;
  4. mangiando cibi che si possono digerire completamente prima che il cibo diventi gas;
  5. bere molta acqua.

Indicativamente le stagioni dove purificarsi dalle tossine sono la primavera e l’autunno, le tradizionali stagioni del cambiamento.

La purificazione secondo l’Ayurveda è particolarmente consigliata proprio perchè riconosce che i nostri organismi possono avere debolezze e bisogni diversi, non accogliendo l’idea che vuole un solo tipo di purificazione adatto a tutto e tutti senza distinzioni.

L’Ayurveda studia e comprende lo stato naturale della persona sulla base della valutazione del suo stato di equilibrio (vikruti) giungendo a delineare il protocollo curativo maggiormente adatto alla persona.

Yoga e respiro sono alleati che battono lo stress del giocatore professionista di basket

Lo Yoga e il Respiro sono come le piante sempreverdi che mantengono le proprie foglie intatte anche durante la stagione avversa.

La tradizione dello Yoga che prevede esercizi fisici (chiamati asanas) ed esercizi di respiro (chiamati Pranayama) hanno superato le insidie del tempo, come tutte le cose che hanno radici vere e profonde.

Lo stress nella vita di oggi è fisiologico, quasi di default nella vita delle persone a prescindere dalla condizione sociale, culturale e lavorativa.

Nella vita frenetica, competitiva e iper-tecnologica che viviamo oggi, lo Yoga ed il respiro ci salvano la vita contro quello che un tempo veniva definito “il logorio della vita moderna”(in una vecchia e indimenticata publicità degli anni Sessanta).

PERCHE’ BASKET E YOGA

Nel mese di marzo di quest’anno dopo parecchi anni sono ritornato a vedere il basket dal vivo al palazzetto, fatto di canestri veri e di parquet, suole in gomma che scricchiolano e sudore che viene asciugato dai bambini, sempre più presenti vicino ai parquet (e questa è davvero una buona notizia).

Cremona (Vanoli), Piacenza (Assigeco) e poi ancora Piacenza (Bakery) mi hanno dato dal vivo tante emozioni e soddisfazioni vedendo all’opera le loro squadre.

La mia città, Piacenza, dopo la splendida promozione in giugno del Bakery, ora può contare su  due squadre professionistiche in A2.

Tra tre settimane si riparte con le partite amichevoli per rodare i giocatori in vista della nuova stagione che parte il 7 ottobre.

IL MAESTRO INTERATTIVO

Sono finite nel frattempo le lezioni di Yoga (non da troppo tempo per fortuna) e così ho più tempo per seguire sui social e su internet le vicende del mio sport preferito.

Mi hanno colpito le parole di Larry Brown, nuovo allenatore dell’Auxilium Torino, vera e propria leggenda vivente della pallacanestro mondiale che riferendosi (in un’intervista rilasciata a pianetabasket.com) al nuovo acquisto Royce White sottolineandone non solo la caratura tecnica, ma anche il recente passato fatto di lotte serrate contro depressione e panico. “Non vedo l’ora di allenarlo – ha sottolineato – coach Brown, perchè è davvero un talento poliedrico, ed è giusto che la NBA (la lega professionistica americana di basket, sogno proibito per molti giocatori di basket) non lasci soli i giocatori a combattere contro lo stress, ma faccia sentire loro il proprio conforto.

Quest’anno c’è stato un vero e proprio “coming out” di alcuni atleti dell’NBA riguardo depressione, stress, panico resi dagli stessi atleti di pubblico dominio sulle proprie pagine social. I tempi sono cambiati davvero, visto che il giocatore incarna il ruolo del guerriero senza paura. 

Stelle multimilionarie, apprezzate da tifosi di tutto il mondo come Kevin Love, DeRozan e Oubre Jr hanno  rivelato le proprie fragilità, e il desiderio di eliminarne le cause scatenanti attraverso la terapia, ma anche attraverso lo Yoga (Kevin Love).

I soldi non c’entrano. Non c’entra nemmeno lo status riconosciuto di modelli di riferimento per grandi e piccoli.

Non c’entrano le donne che girano intorno ad un professionista NBA.

Non c’entra tutto quello che si può vedere fuori, ma quello che si muove dentro la testa di un essere umano.

Oggi non c’è persona che non soffra di stress. Il mondo è diventato iper-tecnologico, competitivo all’inverosimile, fluido nelle competenze, nel senso che quello che si è imparato fino ad oggi, domani potrebbe davvero non servire più nè per mantenere il lavoro, nè per trovarne uno.

E i giocatori di basket sono uomini come tutti gli altri.

Esseri sensibili esposti come gli altri alle insidie ed alle zone oscure della vita.

Kevin Love (a destra) esegue la Posizione del Guerriero 1 (variante) sotto lo sguardo attento di Ken Katich, istruttore Yoga che segue molti atleti NBA.

Lo Yoga è in grado di aiutare l’atleta concretamente, fornendogli attraverso le pratiche fisiche (diverse da quelle che svolge sia in allenamento che in partita) sia attraverso gli esercizi di respiro (pranayama) quel supporto interiore che è in grado di riconnetterlo con il proprio sè interiore più profondo (purusha).

Quel Sè più profondo dove non ci sono nè milioni di dollari, nè donne dalla bellezza mozzafiato, nè auto di lusso, nè vacanze stellari da immortalare su Instagram.

Un giocatore sereno, è prima di tutto un uomo sereno, diventa un giocatore migliore, un padre migliore, un compagno di vita migliore, una risorsa per i propri compagni di squadra e per la sua squadra di appartenenza.

Una società che voglia sposare l’eccellenza e non lasciare soli i propri giocatori di fronte ai rischi connessi allo stress psico-fisico può trovare nello Yoga e nel Respiro, una combinazione che da millenni si rivela preziosa e soprattutto una risorsa utile.

Yoga: quali sono gli otto benefici dimostrati dalla scienza

I benefici dello yoga sono tanti sia di tipo fisico che mentale. Vediamo quali sono gli otto benefici dello yoga dimostrati dalla scienza.

AUMENTA L’EQUILIBRIO E LA FLESSIBILITA’

Numerosi studi hanno confermato la capacità dello yoga di aumentare l’equilibrio e la flessibilità migliorando quelle performance fisiche che richiedono queste qualità.

AUMENTA LA FORZA

Prova a fare la Posizione del Cane a Testa in Giù e vedrai quanta forza fisica richiede lo Yoga! Alcuni studi inoltre hanno dimostrato che lo Yoga aiuta a costruire una muscolatura forte, soprattutto nella parte superiore del corpo. Inoltre uno studio compiuto su un gruppo di donne ha affermato come lo Yoga aiuti anche a perdere peso.

COMBATTE IL MAL DI SCHIENA

Uno studio del 2005 ha rilevato come lo yoga si è rivelato più efficace di altri esercizi nel trattamento della lombalgia cronica con effetti che risultavano anche diversi mesi dopo il completamento dello studio (fonte studio Boston University School of Medicine).

MIGLIORA LA QUALITA’ DEL SONNO

Chi pratica regolarmente lo yoga si addormenta più velocemente e al risveglio si sente più riposato (studio dell’Università di Rochester – Stati Uniti presentato al meeting annuale della Società Americana di Oncologia tenutosi a Chicago).

COMBATTE LE INFIAMMAZIONI

L’infiammazione cronica nel corpo è collegata ad una serie di patologie come le malattie cardiache, diabete e tumori. Lo Yoga riduce i marcatori ematici basati sull’infiammazione.(fonte studio: Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports).

RIDUCE ANSIA E DEPRESSIONE

Lo yoga può ridurre in maniera significativa stress, ansia e depressione. Gli esperti ritengono che lo yoga funzioni come una tecnica auto-calmante che gestisce i sistemi di risposta allo stress, riducendo la frequenza cardiaca, abbassando la pressione sanguigna e facilitando la respirazione. Ricerche hanno anche indicato che riduce la secrezione di cortisolo, l’ormone dello stress (fonte University of Kansas Hospital, studio presentato al Meeting annuale dell’American College of Cardiology a New Orleans (Usa) – 2-5 aprile 2011).

AIUTA A CENTRARE GLI OBIETTIVI

Una nuova ricerca ha scoperto che 25 minuti di stretching e consapevolezza al giorno possono migliorare il comportamento per il raggiungimento dei propri obiettivi, oltre che per aumentare la funzione cerebrale e i livelli di energia.

RIDUCE L’ARTRITE

Lo Yoga riduce il dolore, rigidità alle articolazioni e agisce sul disagio psicologico che  spesso subentra quando ci sono problemi fisici. Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine.

 

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Meditazione: come sedersi in maniera corretta per rilassarsi e per far cessare le fluttuazioni della mente

Nella meditazione è fondamentale sedersi in maniera corretta come scriveva il grande e insuperato Maestro Swami Satyananda Saraswati.

Quali sono allora le asanas che ci aiutano la meditazione?

Queste domande sorgono spontanee a chi osserva come spesso nelle sessioni di meditazione molti degli allievi presenti in sala, si appoggino al muro o facciano ricorso ad una sedia.

YOGA CHITTA VRITTI NIRODHAH

Il fine ultimo del Raja Yoga è quello di fare cessare le fluttuazioni della mente.

Lo schema base della lezione moderna di yoga (sia nei centri specializzati che nelle palestre) prevede una durata di 60/90 minuti in cui l’insegnante mostra agli allievi quelle asanas (posizioni) spesso collegate agli esercizi di respiro.

Queste lezioni possono avere diversa natura e ispirazione tematica.

Possono essere atletiche, dinamiche, divertenti, lente, con o senza supporto musicale, facili, difficoltose, noiose, super-gentili oppure super-rigorose.

Nell’era moderna abbiamo creato tanti modi di fare yoga capaci di rivelare all’allievo che lo yoga è molto di più rispetto a queste pratiche fisiche (comunque fondamentali).

Negli Yoga Sutra, Patanjali delinea lo yoga come la “cessazione delle fluttuazioni della mente”, prendendo in considerazione passo dopo passo le otto membra dello yoga: yamas, niyama, asana, pranayama, pratyahara, dharana, dhyana e samadhi.

La domande che dobbiamo porci sono le seguenti:

Le asanas e gli esercizi di pranayama che facciamo a casa oppure a lezione sono in grado di infonderci quella forza morale e fisica necessarie per la meditazione?

Sono capaci di supportarci se vogliamo progredire nel nostro percorso yogico?

ASANA LA TUA SEDIA

Asana è una parola sanscrita che significa sedersi. Negli Yoga Sutra la parola asana viene menzionata solo una volta però: “la postura deve essere comoda e confortevole” (2.46  sthira sukkham asanam).

Patanjali ha avuto (relativamente) poco da dire riguardo alle asanas, lasciandoci solamente tre sutra, costituiti da un totale di otto parole, molto importanti. In sostanza Patanjali ci dice che la nostra posizione nella quale meditare dovrebbe essere comoda (sthira) e confortevole (sukkha). Nell’interpretazione moderna si potrebbe dire che ogni postura che noi eseguiamo sia sul tappetino che fuori dallo stesso deve essere comoda e confortevole.

Cosa ci aiuta ad essere più comodi e confortevoli sia sopra che al di fuori del tappetino?

Il respiro!

Diventare una cosa intima con il respiro ci darà l’esatta misura di come stiamo (lenti, veloci, rapidi, costanti, incostanti o tesi).

Le asanas e le tecniche case di respirazione (pranayama) sono strumenti necessari per progredire nel nostro cammino yogico e per far cessare le fluttuazioni della mente.

DUE ASPETTI CHIAVE

Sono due i fattori fisici che devono essere presi in considerazione per il meditatore del tempi moderni:

1.  LA SPINA DORSALE

A causa dello stile di vita che conduciamo e delle posture ad esso correlate, la curva convessa della parte superiore della schiena è diventata molto accentuata (seduti davanti al computer, alla guida dell’auto, guardando la tv).

Questa accentuazione ha come effetto quello di portare la testa in avanti e di conseguenza diventa più difficile per molti di noi sedersi con la schiena dritta e meditare se privi di supporti.

I muscoli che sorreggono la nostra colonna vertebrale sono caricati di extra-lavoro se vogliono portarci in una posizione che dovrebbe essere quella naturale.

2. I FIANCHI

I fianchi e le ginocchia sono altri due importanti fattori da considerare riguardo la postura per la meditazione, specificatamente di quanti gradi possono ruotare internamente o esternamente sulla base delle forma, della posizione delle nostre ossa e del grado di elasticità dei tessuti molli (muscoli, legamenti e fascia).

Questi fattori combinati con la postura seduta che assumiamo in meditazione, andranno ad influire sulla fermezza, sulla comodità e sulla facilità di quando ci sediamo in posizione per meditare.

Yoga: sono molte le ragioni per praticarlo

Quali sono le ragioni che ci hanno portato a srotolare il tappetino yoga per praticare la prima volta? Forse una settimana fa, un anno fa o nella vita scorsa?

Le ragioni che ci fanno arrivare su un tappetino yoga possono essere le più varie, molto spesso personali e di carattere pratico.

Possiamo iniziare a praticare per cercare di ottenere maggiore flessibilità a livello corporeo, per attenuare i dolori cronici o quelli causati da lesioni.

Oppure possiamo cercare una pratica che riduca le tensioni mentali o emotive presenti in un periodo della nostra vita particolarmente delicato a livello sentimentale, di lavoro o di amicizie.

Qualunque sia stata la ragione condividiamo uno scopo comune: arriviamo allo yoga per effettuare una sorta di riallineamento (con noi stessi o con il mondo esterno) o di cambiamento nelle nostre vite.

Mentre procediamo nella pratica sperimentiamo questo riallineamento da diverse prospettive. Possiamo ad esempio notare quando guidiamo o siamo seduti in ufficio che quel dolore nella parte bassa della schiena è sparito o che è migliorata la nostra capacità di rimanere concentrati nelle situazioni difficili sul lavoro o nei rapporti col prossimo. Semplicemente iniziamo a sentirci meglio con noi stessi.

E’ il segnale che che il riallineamento sta gradatamente diventando presente nella nostra vita.

Qualunque sia il tipo di yoga che pratichiamo, il nostro strumento primario è il rapporto col respiro e la nostra guida sono i sentimenti che sorgono nel nostro sistema corpo-mente. Il nostro scopo comune si presenta con una sfida (anch’essa comune): quella di abbracciare e di allineare due cose che in apparenza sembrano contraddittorie:

  1. tutto è perfetto com’è;
  2. dedicarsi alla pratica per cogliere i frutti del cambiamento.

Questa sfida ci apre alla promessa dello yoga: quella di vivere in maniera più  evoluta autentica la nostra vita.

Un modo di vivere che è fondato sul naturale riallineamento con il nostro modo di essere e con il mondo che ci circonda.

Lo Yoga gioca a basket: quattro benefici per i giocatori professionisti

Lo Yoga e il basket

sembrano essere apparentemente agli antipodi. Solo in apparenza però, visto che come come ha scritto Vittorio Mattioli preparatore atletico della Fortitudo Bologna e della Nazionale “le tecniche introdotte dallo Yoga incidono positivamente sulla capacità di ottimizzazione dei tempi di recupero da qualsiasi genere di stress (ad esempio quello indotto dalla permanenza in posizione seduta del giocatore durante gli spostamenti per le trasferte). Le tecniche dell’Ashtanga Yoga possono essere utilizzate come parte integrante del riscaldamento in quanto preparano il corpo velocemente ad ogni tipo di lavoro tecnico individuale e di squadra. Le tecniche dell’Ashtanga Yoga sono capaci di portare velocemente ad un innalzamento della temperatura del corpo, partendo dagli organi interni, muscoli lisci e muscoli volontari rendendo velocemente le strutture muscolari pronte a esercitazioni intense. Parallelamente a questo, il sistema nervoso si predispone all’innalzamento di alcune produzioni ormonali utili a prestazioni di intensità elevata e di alti livelli di concentrazione.”

Oramai molti giocatori dell’ NBA (la lega professionistica americana di basket) praticano Yoga facendosi seguire da un istruttore privato. Sono lontani i tempi in cui il solo Kareem Abdul-Jabbar (stella dei Lakers sia negli anni Settanta che Ottanta) poteva essere considerata l’unica stella del basket americano a praticare l’antica disciplina indiana basata sulle asanas (posizioni) e sul pranayama (esercizi di respiro). Grazie al lavoro infaticabile e prezioso di Kent Katich (insegnante tra gli altri di Kevin Love dei Cleveland Cavaliers) molti atleti hanno iniziato seriamente a praticare. Katich in un’intervista ha fatto notare come tra i giocatori NBA sia diffuso l’atteggiamento di frustrazione che emerge in partita: “la prima cosa che fanno – dice Katich – è perdere il controllo del respiro e la seconda è commettere un fallo”.

A livello di coach il grande Phil Jackson (assolutamente da leggere la sua straordinaria autobiografia Eleven Rings – Undici Anelli, Libreria dello Sport, 2013) era solito lavorare anche sulla mente dei suoi Chicago Bulls: “un altro mezzo (oltre al fatto di interessarsi ai giocatori come individui regalando loro dei libri) con cui cercavo di farli andare oltre il proprio naso, era invitare degli esperti per insegnare Yoga e tai chi e altre tecniche di apertura mentale”.

Vediamo quali sono i quattro benefici che lo Yoga può apportare ad un giocatore di basket.

 

1.AUMENTA LA CONCENTRAZIONE

Un elemento fondamentale dello Yoga è quello di imparare a controllare il respiro e diventare consapevole della propria respirazione. Mantenersi concentrati sul respiro (nello Yoga si dice “essere in uno col proprio respiro”) aumenta la consapevolezza del compito che in quel momento il giocatore sta svolgendo sul parquet, ma che diventa parte della sua vita anche al di fuori dello stesso. Quando l’arbitro gli fischia un fallo, quando il suo tiro sbatte sul ferro ed esce, il giocatore che è padrone del proprio respiro è maggiormente facilitato a rimanere in quella che i coach della mindfulness definiscono come “la zona”. Un coach come George Mumford che ha affiancato Phil Jackson quando questi allenava i Chicago Bulls ha scritto: “qualsiasi cosa è un gioco interiore. La prestazione ottimale inizia nelle mente. Ciò che è dentro la mente determina il livello della prestazione. Lo spazio centrale tra stimolo e risposta è come l’occhio di un ciclone.  La pratica regolare della mindfulness ci riporta in questo spazio centrale, quanto più pratichiamo tanto più è facile ritornare in questo luogo. Prima di iniziare l’allenamento dedica 5 minuti alla meditazione, portando la consapevolezza sullo spazio tra lo stimolo e la risposta. Interrompi quello che stavi facendo e dirigi l’attenzione verso la respirazione. Rimani nel centro calmo. Rispondi dall’occhio del ciclone, invece di reagire dal caos della tempesta”. (La mentalità vincente, Giunti, 2017).

2.ALLUNGA E  RAFFORZA I MUSCOLI

Lo Yoga lavora sia sull’allungamento che sul rafforzamento dei muscoli. Molte posizioni Yoga (come la Posizione della Montagna – Tadasana) allungano la colonna vertebrale, creando spazio tra le vertebre, allungando i muscoli addominali (oltre a rinforzarli) e migliora la postura, producendo come risultato l’aumento di altezza dell’atleta. Nessuna magia o strani effetti esoterici: la pratica dello Yoga lavora a fondo sulla postura. Lo Yoga aiuta il corpo allungando e rinforzandone i muscoli. I tessuti elastici e flessibili sono meno inclini a subire lesioni rispetto a quelli rigidi. Inoltre lo Yoga aumenta la consapevolezza del proprio corpo aiutando l’atleta ad ottenere una maggior consapevolezza sul suo funzionamento, nell’ottica della prevenzione degli infortuni. L’atleta grazie allo Yoga diventa maggiormente sensibile ai piccoli segnali di cambiamento che vengono lanciati dal suo corpo e sarà maggiormente disposto ad affrontarli prima che diventino dei problemi veri e propri. Nell’esecuzione delle asanas (posizioni) si porta l’attenzione sui segnali del corpo e il praticante osserva come reagisce di fronte ad essi. 

Senza giudicare e soprattutto senza giudicarsi. Il giudizio che il Sè 1 (la mente) fa della prestazione del Sè 2 (il corpo che sa già tutto) secondo il grande coach Timothy  Gallway (Il Gioco Interiore nel Tennis, Ultra, 2013) è alla base di prestazioni sotto il livello del proprio potenziale. Lo Yoga insegna soprattutto a non emettere giudizi su di sè durante la pratica. Lo Yoga attraverso la consapevolezza sul respiro porta l’attenzione del giocatore (e più in generale del praticante) sul momento presente (sul “qui o ora” del monaco zen), senza giudicare come se la propria vita dipendesse da questo. 

3.APRE  LE ANCHE 

Alcune asana dello Yoga (Virabhadrasana 2, Happy Baby e Reclining Pigeon) lavorano in profondità per l’apertura delle anche. Il giocatore di basket ha la necessità di cambiare direzione in una frazione di secondo rimanendo davanti all’avversario. Virabhadranasana 2 è una posizione efficace anche per mantenere la fluidità nei fianchi. Virabhadrasana 2 è efficace anche per l’apertura della zona inguinale interessando gli adduttori.

4.RAFFORZA LE CAVIGLIE

Lo Yoga viene praticato normalmente a piedi nudi Questo particolare non è di secondaria importanza per il giocatore di basket abituato ad utilizzare scarpe pesanti e a fare il taping delle caviglie. La pratica Yoga rafforza caviglie, archi, metatarso (ossa dei piedi) e i muscoli propriocettivi (che aiutano a mantenere l’equilibrio) nelle gambe, migliorando la forza e la mobilità, rendendo il giocatore più leggero sui piedi.

nella foto: Kevin Love (a destra) esegue Virabhadrasana 1 sotto lo sguardo attento dell’insegnante Yoga Kent Katich

 

LA MENTE E’ TUTTO (NON SOLO PER IL GIOCATORE DI BASKET).

Scrive George Mumford (op.cit): “la mente può confonderci e illuderci, quando è piena di emozioni e di pensieri ci porta fuori dal flusso. Se mentre stiamo giocando pensiamo alla lite del giorno prima con un compagno di squadra oppure ci preoccupiamo di chi è presente sugli spalti tra il pubblico, è molto probabile non solo che si perderà il ritmo-partita, ma anche che sbaglieremo il tiro libero. Se qualcuno ci parla, ma noi siamo con la mente altrove, non ci sarà nè comunicazione, nè connessione”.

In fondo siamo un pò tutti giocatori in questa meravigliosa (e a volte durissima) partita che è la vita.